Gli
occhi del cuore
Ho
chiuso gli occhi del corpo per aprire quelli del cuore. Ho accettato
il ruolo di protagonista nel palcoscenico che hai creato dentro
di te per me. Ho visto la luce di quel faro, verde di speranza,
bianco di purezza, il suo bagliore era così nitido che sarebbe
stato impossibile non notarlo nell'immensa oscurità che riempie
il vuoto esistente attorno ad esso; con fiduciosa aspettazione ha
guidato me, piccola e umile essenza racchiusa in una bottiglia lanciata
in mare, verso un porto sicuro, un'isola, la tua, che non avevo
mai immaginato con le sue lande, le vallate, le rupi scoscese, gli
adiacenti dirupi, le trionfanti ascese al cielo delle vette più
alte che spavaldamente si sfidano a vicenda. I miei scalzi piedi,
le mie mani affusolate hanno tastato la nuda roccia solleticati
dall'umidità feconda, rigenerati da bollenti vapori spontanei
che dal fondo di quella fuoriuscivano formando dense nuvole d'impalpabile
amenità. Di tale contatto ne hai giovato pure tu, così
che ogni impulso tattile si è trasformato in piacevole fremito,
frizzante scossa che ti avvertiva della mia presenza. Ho scovato
una segreta fonte d'acqua che sgorgava naturalmente dalle tue viscere,
ho bevuto avidamente e a sazietà dissetando il mio bisogno
di comprensione, anche di questo sei stato contento. Ed intanto
il filo sottile dei tuoi pensieri insinuandosi in quel panorama
a poco a poco si dipanava dal suo dolce groviglio per guidarmi come
filo di Arianna alla tua mano: l'ho presa nella mia trasformando
le due distinte unità in abile gioco di incastri, questo
contatto così intimo ci ha dato percezione del calore dei
nostri due corpi, dei piccoli e sparsi impulsi nervosi, del sangue
che percorre gli ultimi centrimetri delle falangi e persino il segreto
eco del ritmo cardiaco mio&tuo si è disvelato, dapprima
con reticente ritrosia, poi, sempre più apertamente, felice
d'essere apprezzato nella sua essenza, nel suo esistere. Da quel
momento pur continuando il cammino, pur attraversando ostacoli e
sterpi spinose, pur vestita di umili stracci e ferita da artigli,
non ho più avuto più paura ne stillato lacrime perché
la mia mano era ancorata saldamente alla tua, vincolo, foedus consacrato
davanti l'altare dell'Amore: da quell'attimo tutto è stato
condiviso, il tuo sguardo, il tuo respiro, il tuo sentire è
diventato mio e il mio tuo; massa indistinta, miscela omogenea per
sempre.
Portandomi in una stanza priva di vanità e lussuria ma piena
di drappi vellutati e riscaldata da un camino, in un’atmosfera
familiare d'intimità mi denudi della poca stoffa che mi è
rimasta addosso, dovrei forse avere pudore di questa nudità,
ma non ne provo vergogna, solo primigenia naturalezza, voglia di
sincero contatto.Contemplami pure, scruta, indaga ogni più
piccolo ed infinitesimo particolare, non ho paura di svelarmi a
te come desiderosa amante, poi, rivestirmi di abiti di aurea semplicità,
con pochi ma graditi orpelli: fa in modo che io possa guardarmi
allo specchio e scoprirmi più bella nell'anima, più
forte nello spirito, più pronta al confronto, grazie a te.
Cosa posso fare per ringraziarti? ho poco da offrire: il mio umile
e dimesso mondo, le mie piccole fantasie: eccole, riversate in simboli
comprensibili, rilegate preziosamente per te. Ecco: oltrepasso la
dimensione finita per varcare la soglia dell'indefinito, lì
ti incontrerò per questo dolce e piacevole scambio, lì
saprai ciò che la mia Anima, il mio Cuore sentono all'unisono
per te; no, non spaventarti essi non arrogheranno alcun diritto
ma, se tu ascolterai, ti parleranno solo della Verità e del
suo piacevole sapore...
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