Amarcord
Oggi ho voglia di ripensare alla nostra storia, convincendomi sempre
di più che quello che deve accadere prima o poi accade. Troppe
coincidenze, troppi eventi che si vanno a incastrare in modo impensabile
per credere solo alla semplice casualità. Eri lontana da
me mille anni luce; non ti accorgevi neppure della mia presenza,
e io di colpo sono entrato con prepotenza nella tua vita, sconvolgendola.
Ora siamo legati indissolubilmente da un rapporto bello e profondo.
Col tempo ho imparato ad ascoltare la tua voce che mi ripete quanto
mi ami, quella stessa voce che ora parla di lavoro. Oggi sembra
tutto come un anno fa: tu che lavori insieme a un collega e io che
resto in un angolo in silenzio ad ascoltarti, ad immaginare, a brigare
per trovare il modo di far breccia nel tuo cuore. Il tuo tono scoraggerebbe
il più ardimentoso dei latin-lover, eppure sentivo che dietro
quel tono nascondevi dell'altro. E i fatti successivi mi hanno dato
ragione. C'era tutto un mondo da scoprire, da portare a galla, da
spolverare, da riportare alla luce e al suo vero splendore.
Cerco di ricordare, in una sorta di amarcord felliniano ma la tua
voce mi distrae e mi riconduce alla realtà. E' alta, squillante,
determinata. Diversa da come io ho imparato a conoscerla e ad amarla
negli ultimi undici mesi. Ma sei pur sempre tu. Ti sento parlare
di saldi, di job, di cifre. Ogni tanto ti esce un "bastardo!"
col tuo tono risoluto. Un attimo sei quasi arrabbiata, un attimo
dopo sei interdetta, poi torni autoritaria, e via di questo passo.
A volte ridi forte, di gusto. Sei a tuo agio fra gli uomini, sopratutto
fra quelli sui quali sai che eserciti un certo appeal, come alcuni
nostri colleghi. Sai gestirli, sai ammaliarli, sai metterti in mostra.
Sei brava in questo gioco, salvo il fatto poi di tornare bruscamente
indietro se il gioco si spinge troppo avanti. Sai dare l'idea di
offrire senza dare nulla; sai suggerire qualche stuzzicante idea
senza poi darle nessun seguito. In questa altalena tieni le redini
della conversazione, del rapporto di lavoro e dell'amicizia: in
questo modo tieni gli uomini per le palle!
La tua ingenuità è solo tua. E' nascosta, recondita,
sepolta dalla tua spigliatezza e dal tuo modo di essere estroversa,
naturale. Qualcuno cerca di venirti appresso, ci prova, ma è
inevitabilmente travolto da quello che indovina senza avere la capacità
di gestirlo. E' come un tronco trascinato dalla corrente di un torrente
vorticoso e non può fare altro che tentare maldestramente
di restare a galla. Non è pane per i suoi denti. Non c'è
mai stata partita e non ci potrà essere mai.
Tu avevi bisogno di qualcuno che fosse immune da questo tipo di
gioco; di qualcuno che dimostrasse indifferenza pur interessandoti
a te; di qualcuno che avesse una forza superiore, diversa; qualcuno
che pur non essendo immune dal tuo fascino non lo subisse passivamente;
qualcuno che ne avesse di suo e si gettasse in una sorta di competizione
e la vincesse catturando la tua attenzione, senza mai dare cenni
di debolezza perché a te la debolezza non piace. Non potresti
mai accontentarti di avere un uomo qualunque al tuo fianco. Non
un debole che tentenna per ogni decisione da prendere nella vita;
non un semplice che si accontenterebbe di un rapporto mediocre e
banale; non un imbelle che metterebbe completamente la sua vita
nelle tue mani finalmente contento che ci sia qualcuno che badi
a lui. Per te ce ne voleva uno speciale, unico, irripetibile. Capace
di prenderti per mano e di condurti dove volevi essere condotta.
Non chiedevi che di arrenderti a chi avesse trovato la chiave giusta
per aprire la porta del tuo animo. E volevi anche che si chiudesse
la porta dietro le spalle, senza farti più uscire. Quell'uomo
non potevo che essere che io, io e solo io. Non poteva essere nessun
altro, te ne rendi conto? E quando hai cominciato a intuirlo, sei
stata perduta. Come sono crollate le famose mura di Gerico al suono
di una tromba, così sono cadute tutte le tue difese, tutte
le tue riserve, tutti i tuoi timori e le tue paure al solo sguardo
di un uomo, quello giusto. Hai smesso di giocare con me perché
non ce n'era più motivo. Non avevi nessun bisogno di inventarti
ruoli e comportamenti; sapevi che era sufficiente essere te stessa
e io stesso ti costringevo ad esserlo. Ti ho spiazzata col mio modo
di fare, semplice, diretto, scarno e sempre maledettamente vero.
T'ho messa a nudo e da principio questo ti creava dei disagi. Non
eri sicura di poterti fidare di me. Non eri abituata a fidarti di
un uomo. Ma la curiosità e la voglia di abbandonarti a questa
idea presero il sopravvento sulla prudenza. Come un animale selvatico
ti sei avvicinata cautamente, hai assaggiato il cibo che ti offrivo
e ti sei finalmente fidata. Hai capito che ti volevo veramente bene,
che ero dalla tua parte anche se ti bacchettavo, che volevo il tuo
bene e che ti volevo far crescere anche a costo di qualche sana
e giusta sculacciata. E questo ci ha legati come non mai.
La tua voce che continua ad arrivarmi alle orecchie mi riporta alla
realtà, mi riporta a oggi. Mi chiedi un numero di telefono
con tono impersonale e distaccato. Pronunci il mio nome come se
ti fosse estraneo, ma io so che non è così. E riesco
anche a capire il tuo sforzo di fingere in mezzo a tutta questa
gente imbecille che non conta nulla e che di nulla si rende conto.
E' bello conoscersi così come io ti conosco, come fossi una
parte di me. Riesco a indovinare i tuoi pensieri, sento le cose
che provi, immagino quello che stai per dire. E non mi sbaglio.
Tu continui a parlare, a perseguire il tuo obiettivo lavorativo
e io come un'antenna continuo a ricevere la tua voce.
Sei intrigante, ora come allora. Sei affascinante, ora più
di allora. Sei mia, ora e sempre.
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