Mi
piacerebbe fare un viaggio con te…
sarebbe delizioso se mi portassi nella “tua” Sicilia,
ricca di odori e sapori del sud, così colorata e dannatamente
meridionale per me che sono nata sotto la benevola ala protettiva
del grande gigante dormiente, per me che sento il fuoco della lava
ardere nelle mie vene, mitigata dal fresco vento che proviene dal
mare e gioca coi miei riccioli bambini.
Andiamo a Parigi? Una fumante cioccolata calda con panna…noi
due innamorati avvolti in un’atmosfera degna del miglior quadro
di Chagall (il pittore che vede Parigi con gli occhi di un bambino),
un bistrot del centro e un’armonica in lontananza…
Ma sono solo divagazioni di un tardo pomeriggio romano. Tu non sei
qui, niente cioccolata calda all’orizzonte e niente armonica
in lontananza ( ma va benissimo anche un’overture delle più
belle partiture di Stravinskji).
SENSUCHT, la malinconia romantica tedesca è la sensazione
che provo in questo istante. Adoro le parole, adoro il suono delle
parole e credo ce ne siano alcune che, forse anche per una questione
cacofonica, in lingue diversa dalla mia rendono meglio il senso
della parola stessa…proprio come sensucht…non ti fa
venire in mente lo struggersi per una forte passione (non solo amorosa)?!?!
Io amo te e amo i libri. Io e I libri abbiamo un rapporto di amore
e odio. Un libro è un amante che ti seduce all’imbrunire
e con cui passi la notte sperando che l’alba non arrivi mai
e quando si riveste per andare via cerchi di fermarlo con un altro
bacio, forse l’ultimo e per questo quello che ricorderai come
il più bello, consapevole che se anche lo rivedrai non sarà
più lo stesso e preferisci sia solo un ricordo piacevole
o meno, dipende tutto dall’amante! Quando inizio un nuovo
libro lo scruto, lo annuso (impazzisco per l’odore della carta
stampata) e mi dedico a lui completamente. Il tempo si annulla e
la notte sembra infinita, la notte che fa da guscio al mondo in
un modo dolce, ovattato e, perché no, audace. Poi arrivo
all’ultima pagina, ed inizia la sofferenza: ripongo il libro
per un po’, lo rimiro da ogni angolazione ma lui è
lì, serafico e beffardo, in attesa di darmi “il colpo
do grazia”. Lo sguardo cade sulla ultime righe, voracemente
le faccio mie e poi...la fine o un inizio.
Sto per lasciarti amore mio, ne ho abbastanza di te, hai succhiato
tutta la mia linfa vitale ed ora mi sento prosciugata, arsa…
Salirò sull’Orient Express senza di te e andrò
da Parigi a Samarcanda passando per l’est, ritornerò
in Irlanda e a Praga, girerò tutta l’america Latina
fino al freddo della Patagonia.
Nel mio mondo, dove vivono le fate delle migliori tradizioni nordiche,
dove arrivano ogni tanto gli zingari a portare meraviglie (ricordi
il ghiaccio di Melquiades a Macondo?), non c’è più
posto per te. La crisalide è diventata farfalla ed ha un
paio di ali coloratissime.
Ti ho amato di un amore improbabile e immenso…ora è
tempo che ami me stessa.
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