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Certe sere

Certe sere avrei voglia di parlarti, chiacchierare come se tu fossi già grande, con il tono della voce autorevole, un’espressione crucciata - ed un sorriso camuffato nello sguardo a far da contrappeso, beninteso. Vorrei dirti di fare la brava bambina, di trattare i libri di scuola come fossero preziosi giocattoli -senza scarabocchiarli o frantumarli in lembi di pagine, come fai di solito - di non alzarti da tavola se non quando abbiamo chiarito un punto - del cibo che mangio, non m’importerebbe affatto. Certi giorni schiudo gli occhi, e non trovo il tuo bacio del mattino. Non posso neppure ricambiartelo, quel soffio di labbra gentile sulla fronte. Tua madre pare un fantasma sbadato che s’aggira nei meandri spersi della mia mente: di tanto in tanto, mi fa l’occhiolino anche lei, dolcissima luce. Vorrei vederla più presente, il mio secondo angelo -se mi abbacinasse con un sorriso vero, ne sarei felice. Oh, come bramo volervi bene! Amarvi sul serio, intendo, come persone reali, genuine, definite, vissute. Purtroppo, ancora non ci riesco; ché sono uno squassato, fottuto, disperato single, e non ho ancora avuto la ventura di vederti nascere, e crescere, su una barca di giunchi robusti, in balia delle onde tumultuose del mio cuore briccone e incanutito. Dove sei... dove siete?

inviata da: Claudio Siciliano, lunedì 13 gennaio 2003

 

 

 

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