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Alla mia dolce compagna

Dolce amore, non sapevo come iniziare a scriverti questa lettera, poi ho capito come doveva iniziare e ho deciso che iniziasse così…

In un paese non troppo antico c’è un ragazzo che sale, è chino, è affaticato e sembra che porti sulle proprie spalle il peso di tutto il mondo. Ha la testa china, riflette…Non so dove stia andando, forse, non lo sa neanche lui…
La terra sotto i suoi piedi è ruvida e pungente, in certi tratti è tagliente e piena di erbacce, quasi gli limita il passo, ma le sue gambe hanno forza, hanno la forza della gioventù, hanno il vigore della sua età…
Ecco, si ferma a prender fiato;
si gira;
il suo sguardo si perde nel mare che fiancheggia la strada, quel mare che mormora il suo sempiterno fragore…
Il sole ha i colori accesi del tramonto e la sua luce brilla nel riflesso dell’acqua;
anche i bianchi muri delle case hanno preso il suo colore…
A cosa pensa quel ragazzo? Cosa gli china il capo? Cosa gli dà la forza di andare avanti lungo quella strada così erta e piena di ostacoli?
Ha tra le mani una specie di custodia impagliata col lino, chiusa da uno spago che la cinge a forma di croce…sembra una valigia di cartone di quelle che usavano gli emigranti, ma molto più sottile…molto più sottile.
Non è più fermo, ora, ha ripreso il suo difficile cammino e sembra che punti dritto verso un grande sasso che dista da lui una quarantina di passi…sembra aver fretta di arrivarci, ma la salita è ardua e il caldo sole di certo non lo aiuta…
E’ arrivato, si è fermato;
ha il fiatone;
si gira e si appoggia con la schiena alla roccia.
Il sole lo acceca; ha gli occhi asserragliati.
Alza in alto quella custodia per farsi ombra sul volto, poi si accomoda sulla roccia e inizia a slacciare lo spago…sembra un bambino quando scarta i regali di natale, sembra un assetato che stappa la borraccia nel deserto…Poi si ferma, mette una mano in tasca a cercare qualcosa…Una penna, un lapis, un carboncino…non riesco a vedere cos’è, da qui, non riesco a vederne neanche il volto…
Ha tirato fuori da quella custodia un foglio di carta, anzi, un foglio da disegno…ecco cos’era quella custodia; ecco cosa conteneva…
Ma sta disegnando o sta scrivendo? Dai gesti del suo braccio e della sua mano, sembra che disegni…il tocco è leggero, la mano scivola su quel foglio come se fosse oliata…
Resto immobile a guardarlo;
sembra un poeta ispirato, un pittore che coglie la miglior luce per ritrarre il paesaggio che i suoi occhi scrutano…
Il vento soffia leggero quasi a rinfrescare la sua mano che corre veloce sul foglio…ad asciugare la fronte imperlata di sudore per quella camminata, ad accarezzare i leggeri graffi delle sue gambe di quelle erbacce…
Ecco, si è fermato…alza ancora gli occhi al mare;
Il sole è ora una palla di fuoco rossastra ed anche i colori dei muri e del mare sono cambiati. Ripone la matita in tasca, richiude la custodia con lo spago, ma non ripone il foglio…anzi, lo guarda allungando le braccia come per avere una visuale migliore…
Scuote la testa un paio di volte, china il capo;
Lascia cadere il foglio e si incammina…la strada è ancora molto lunga fino alla cima del paese…
Il vento leggero scuote il foglio…lo alza, lo rigira un paio di volte, lo solleva da terra e lo sposta in direzione opposta al mare, verso l’interno.
Mi avvicino…e alzo il foglio da terra…

Amore e Psiche…come non riconoscere gli amanti che il Canova ha immortalato nel marmo rendendoli eterni?
Ecco cosa disegnava quel ragazzo…
Amore e Psiche…il tormento della vita, il non senso della ragione quando ama…
Ora comprendo…il cammino di quel ragazzo, il suo chinare il capo, il suo sguardo perso nel mare…Quel ragazzo, semplicemente, Ama.

Ti amo, un dolce bacio…Tuo per sempre

inviata da: Wolf, sabato 4 giugno 2005

 

 

 

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