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Chiudo gli occhi

Apro gli occhi.

L'orologio da polso segna mezzogiorno meno tre minuti. Meno male, le persone puntali le ho sempre mal sopportate: sarebbero capacissime di tirare le cuoia quando vogliono. Di solito, si sistemano un cappio al collo e si lasciano andare all’esatto scoccare di una certa ora. Statisticamente, il macabro rituale avviene sempre un attimo prima dei pasti principali.
Squilla il telefono.
- Chi parla?
- Servizio sveglia. Sono quasi le dodici ; alza il culo dal letto e fatti una doccia perché puzzi come un caprone.
Mi lavo.
M'insapono i capelli ondulati, la faccia da sbirro, le braccia da macho, il busto alla Ganimede, le gambe sottili, i piedi eleganti, le chiappe né sode né molli, alla coque, e il pisello griffato… tre volte.
Sotto la doccia bollente, mi raschio pure le zanne.
Indosso un completino sportivo alla penultima moda, adattissimo a non fare un cazzo di niente per tutta la giornata.
Esco di casa. Piove.
Riprendo l'ascensore.
Apro la porta blindata del monolocale, e m’impossesso di un ombrello a due piazze.
Rimetto il naso fuori: non piove più.
Passeggio.

- Ciao!.
- Ehilà!. Come va?
- Io sto bene, e tu?
- Anch’io. Ti va di trombare?
- D’accordo. Alle 16 precise, a casa mia?
- Va benissimo. Dove abiti?
- Al tuo stesso indirizzo, da vent’anni: sono il tuo vicino di casa.
- Impiegherò appena dieci secondi per venire da te, allora. piacere di conoscerti. Mi chiamo Barbara Ludovisi.
- ... Armando Baroni. Il piacere è reciproco.
- A dopo, caro.
- Sì, a dopo. Ciao, stupenda.

La domenica è quasi finita.
Ho ricaricato le batterie e mi sveglierò presto, domattina; un minuto esatto prima delle sette.
- Ti amo, Barbara
- Ti amo anch'io, Armando.

Chiudo gli occhi

inviata da: Claudio Siciliano, domenica 19 giugno 2005

 

 

 

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