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la nebbia

Pedalare nella nebbia, per quella strada di campagna tutta dossi e solchi, mi era sempre piaciuto. Sembrava di correre avvolto nel velluto e l’unico rumore era lo sbattere metallico della catena contro il carter della bicicletta di mia madre. Ero perfettamente solo, perfettamente protetto e coccolato da quella bruma fresca che mi bagnava il viso e rendeva visibile il mio respiro.
Mentre tutte le mie energie erano tese alla ricerca del migliore equilibrio possibile, pensavo che se avessi posseduto una moto da cross, percorrere quella strada sarebbe stato un gioco da ragazzi; le sospensioni avrebbero ben ammortizzato tutti quei colpi secchi che invece la sella mi trasmetteva senza pietà massacrandomi il fondoschiena. Purtroppo non avevo l’età per un motorino da cross, e nemmeno i soldi, quindi non mi restava altro da fare che pedalare. Tutto sommato però il rumore di un motore non si sarebbe intonato al silenzio ovattato che mi circondava e quasi certamente mi avrebbe privato di quella sensazione di piena e complice protezione che in quel momento avvertivo.
Chi non è mai vissuto nella nebbia non può capire quale romantica e protettrice concubina essa sia; di solito se ne parla solo per descriverne i disagi, ma almeno una volta nella vita bisognerebbe provare a lasciarsi avvolgere senza opporre resistenza, permettendo che essa dolcemente offuschi la vista per liberare la mente da ogni costrizione, concedendo agli occhi il privilegio di spingersi ben oltre ciò che solo oggettivamente essi possono vedere. Se la nebbia ti circonda non devi avere paura di nulla, nemmeno di confessarle i tuoi più segreti rimpianti, lei li custodirà gelosamente e senza tradimenti.
A lei mi sono affidato questa sera nel disperato tentativo di spogliarmi l'anima, ma il peso dei miei rimpianti è troppo grande. Tutto sembra creato ad arte per centuplicare la mia depressione: la rosa quasi appassita sul tavolo del ristorante mi sembra la testimone di un amore che non ha mai trovato la sua vera ragione di esistere se non nella trasgressione o nel disperato tentativo di porre rimedio all'insoddisfazione delle nostre vite, senza mai riuscire a trasformare in qualcosa di autentico quella splendida carica emozionale che naturalmente ci apparteneva e ci rendeva così simili, così uguali l'uno all'altra, almeno così a noi sembrava. Ciò nonostante le nostre voci alterate dall'eccitazione hanno riempito i nostri momenti d'amore: ti amo, ti voglio, sono tuo, sono tua, siamo unici, fra noi c'è qualcosa di grande..........la nebbia, solo lei è rimasta, testimone silenziosa, ed ancora una volta complice, di questa mia solitaria passeggiata in un parco.
Gli alberi, quasi per magia, riescono ad illuminare la notte con i loro colori d'autunno e sembra incredibile come, nonostante l'oscurità, si possano percepire il colore rosso acceso delle foglie dell'acero o il giallo intenso del pioppo. Qua e là ordinate schiere di “viole del pensiero” ed un salice, anche lui piangente, creano uno stridente contrasto tra chi sembra gioire della propria naturale bellezza e chi, sorpreso dalla notte, non può che attendere e sperare che giunga presto il sole del mattino per recuperare un senso al suo vivere.
Il viottolo che passivamente sto percorrendo, con passo lento, si concede ad un ponticello incurvato, dalla cui sommità ti invito a raggiungermi tendendoti la mano, per farti ammirare un laghetto ornato di splendide ninfee e canne palustri col pennacchio. Mi specchio nell'acqua appena increspata e vedo il tuo viso accanto al mio, il tuo splendido sorriso, i tuoi occhi, la tua fronte.
Poco distante scorgo una panchina e penso che sarebbe molto bello restare lì seduto in tua compagnia, senza dire nulla, godendo semplicemente della tua presenza. Mi siedo quasi con impazienza ed istintivamente occupo un lato della panchina per farti posto; cerco di sistemare per bene il colletto del soprabito attorno al collo per proteggermi dall'aria fredda ma rabbrividisco ugualmente.
Un fremito mi scompone il corpo mentre mi accorgo che non sei lì, eppure fino ad un momento prima, ti giuro, eravamo lì, insieme, siamo passati anche sotto un arco di rose rampicanti tenendoci per mano e abbiamo scherzato, mi ricordo!, ne sono sicuro è così, lo giuro! Percepivo chiaramente la presenza della tua mano nella mia, abbracciavo le tue piccole dita fra le mie come per confermarti ogni secondo che ero lì con te ed ero felice di esserlo.........
Ti mando un messaggio, sì, un messaggio forte, inequivocabile. La mia mano impugna il telefono come se brandisse una spada ed incomincio a tradurre la mia angoscia in parole:”se stasera venissi a prenderti, inizieresti una nuova vita con me?”.......Fatto, compongo il tuo numero, è l'unico che ricordo a memoria, devo solo premere “invio”, è fatta, devo solo premerlo, devo premerlo!!...... un pensiero mi inchioda le dita: e se lei in questo preciso istante fosse in compagnia di qualcuno? In fondo, non mi ha più mandato nemmeno un messaggio e probabilmente non si domanda il perchè del mio silenzio o semplicemente non le interessa saperlo, sono svanito dalla sua mente e forse è anche giusto così. In realtà le ho solo offerto un ruolo da seconda donna, e non sono mai stato capace di portarla via con me nemmeno quando lei me lo aveva chiesto, vigliacco e schiavo di una storia ormai spenta nei sentimenti e nelle emozioni. Ho avuto anche paura di lei, non sono mai riuscito ad avere una fiducia piena e incondizionata, qualcosa mi è sempre sfuggito o forse sono soltanto io a non essere mai stato pronto ad accettarla così come lei era. Mi dispiace veramente.
Sono 10 giorni ormai che non ho una sua notizia, ed una amara quanto realistica riflessione mi scivola fra le labbra e realizzo, in un lampo di anomala lucidità, che a volte i grandi silenzi nascono o dal troppo amore o dalla totale indifferenza. E l'indifferenza non mi appartiene certamente, ci ho provato ripetutamente ma qualcosa di troppo potente alla fine mi ha sempre sospinto fra le sue braccia.
Richiudo il telefono e lo guardo come se fosse improvvisamente diventato un oggetto completamente inutile. Non ho più nessuno a cui scrivere un messaggio d'amore, non ho più un pensiero bello in compagnia del quale addormentarmi, non ho più la struggente ansia di rivederla ed abbracciarla, non ho più nessuno a cui confidare le mie più segrete fantasie, non ho più nessuno che dia sapore alla mia vita. Non ho più te.
Bella la nebbia! Libera delicatamente la fantasia e ti fa sentire stranamente a tuo agio anche nel dolore più solitario; se una lacrima sfugge, se parli da solo o se ti fermi all'improvviso senza motivo a fissare la luce sfocata di un lampione, nessuno se ne accorge. La nebbia ti rende trasparente, ti protegge dagli sguardi di quella gente estranea che sembra però capace di indovinare i tuoi veri pensieri, sembra accorgersi della tua debolezza, del tuo essere straniero, di quel tuo disagio interiore che raggiunge il culmine e trabocca proprio mentre stai tentando di inghiottire un boccone. Come un manichino resti seduto al tuo tavolo in compagnia di quella rosa agonizzante nella quale ti specchi e non un pensiero bello, non una speranza, non un volto di donna ti accompagnano. Come un manichino misuri i movimenti che portano alla bocca un cibo insapore ed un vino a cui chiedi solo di stordirti e di accompagnarti lontano, non importa dove, purchè sia lontano da questa vita.
E' una parte di te che senti di aver perso, non per capriccio o disattenzione, ma perchè oltre ad essere stato pavido nelle tue scelte di vita, ora, egoisticamente, non sei più disposto a dividere con nessun altro uomo anche un solo minuto della sua straordinaria compagnia e di quel suo affascinante modo di amare.
Quindi è questa l'unica vita che ti spetta, quella che ti sei scelto; prima ti ha premiato offrendoti l'opportunità di un amore unico, che per vigliaccheria non hai saputo cogliere, ora questa vita se lo riprende lasciandoti in pegno un debito pesantissimo che ti obbligherà, chissà per quanto tempo ancora, a convivere con uno struggente ed incolmabile desiderio di lei.

inviata da: Willy, sabato 29 ottobre 2005

 

 

 

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