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Stelle e vento, noi due

Le stelle d’agosto a far da diamanti, gareggiavano in bellezza con il tuo sorriso che riluceva d’argento… ricordi?
L’estate dava di sé l’ultima scena, un cielo sconfinato, Pegaso al galoppo sopra Levanzo e le sue piccole luci, Antares a lambire l’orizzonte, il Cigno che, come ridevi tu, non si sa com’è ma ci sta sempre sopra la testa.
Le onde s’infrangevano sugli scogli appuntiti, Favignana ci sorreggeva l’anima, fragile e multicolore come cristallo attraversato dal sole.
Ti ho insegnato ad amare le stelle, mi hai insegnato ad amare il vento.
Il vecchio ponte di pietra solcato dalle ruote dei carri era la nostra dimora celeste, le nostre anime in preda al maestrale ribelle s’incantavano dinnanzi al prodigio che incarnavamo, noi, uniti al di là di tutto, un tutt’uno con mare e vento, specchi fulgidi allo strale di stelle che solcavano il cielo infiammandoci di commozione, vivi fino all’ultima fibra di anima, diapason che risuonavano al canto del vento indomabile.
Desideri gridati al vento, baci sfiorati e carezze impazienti, le biciclette poggiate sul tufo giallo, stelle e schiuma di onde come unici spettatori dell’amore che ci plasmava.
Il tempo pareva discosto, le luci del castello una cornice allegra, noi nulla di diverso dalla materia di cui sono fatte le stelle.
Sono passati sette anni, tutto è ancora come allora… ma il sorriso della nostra bambina che s’incanta davanti a quel mare e gioca con quel vento è un miracolo: ci ha reso creatori di stelle.

inviata da: Avalon, sabato 12 novembre 2005

 

 

 

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