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qual tua beltà

Qual tua beltà si possa dire

Elegia della vita, tu che dormi, ed io che piango
Fatua l’ombra riposa nell’eco lontano dell’innocenza.

Voce d’una donna immutata e vestita di bianca luce.
Non t’è mai apparso il mio essere vate, ora in questo
Io ti dedico l’anima che un pezzo si stacca ad ogni poema.

A virtù tua non manca che un diadema,porgi gli occhi al mio futile esaltarti.
Di me l’essere, ognora su riflessi d’autunno.
Qual tua beltà si possa dire, in questi versi dissipo il tuo fascino.

dell’autunno,i ricordi di noi a schernire i giorni
I venti estivi e i nostri cuori giovani.
Maturi ora come rei di peccato che la vita ci ha fatti dividere,
il tuo sorriso che coglie la brama dell’amore
e le tue labbra che si schiudono come un fiore
tra quest’angolo di modo il paese sembra più giocondo.
Struzzo fui io che nascosi la testa per non dire l’addio.
Parola del toccante sentimento, che nascose al mondo le
Rime che pascevo con anima ricolma di speme.
A te ora queste armonie e il bacio che unisce questi versi
Devoti a noi eterni.

Carlo Tracco

inviata da: Cagnazzo, lunedì 28 novembre 2005

 

 

 

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