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La rivincita

Aveva appena smesso di piovere, i marciapiedi erano illuminati dalla fioca luce dei malridotti lampioni che li costeggiavano e le strade erano deserte a quell'ora della mattina...
Non aveva chiuso occhio neppure quella notte, oramai era quasi una settimana che non riusciva più a prendere sonno prima delle quattro, e alzarsi poi alle sei e trenta per andare al lavoro era un vero incubo...
Andò in bagno, e regolò il miscelatore della doccia verso il rosso....lasciò scorrere l'acqua fino a quando non incominciò a divenire calda...
Il vapore iniziava a formare piccole nubi, mentre sullo specchio si depositava una sottile patina di condensa...
Ma lui in quel momento era immerso nei suoi pensieri,aveva appoggiato la fronte sulla finestra, e sembrava non risentire del freddo che il vetro trasmetteva al suo contatto...continuava a fissare fuori, ma il suo sguardo era indefinibile, perso nel vuoto, tormentato...
Ripensava al fatto che oggi sarebbe stato il gran giorno...lo aveva aspettato da tanto, anzi lo avevano bramato incessantemente entrambi, ed ora era quasi impaurito all'idea che si sarebbero finalmente incontrati....
Non sapeva come avrebbe reagito, quali emozioni avrebbe provato, e soprattutto non credeva sarebbe riuscito a gestirle nel momento in cui avrebbe incrociato i suoi occhi...
Avrebbe potuto essere tutto perfetto...o tutto un perfetto disastro...
Prima di buttarsi sotto il getto d'acqua calda pensò"E se non andassi?"
Il display della sveglia al quarzo segnava le cinque e venticinque di mercoledì due ottobre...

Lungo le strade mille pozze d'acqua riempivano i numerosi punti sconnessi dell'asfalto.
Si era alzato un vento gelido, le foglie degli alberi venivano spazzate via dalla sua furia, formavano strani giochi, come fossero aquiloni impazziti strappati al controllo del bimbo che li faceva volare tendendo o lasciando il filo.
Era solamente il due ottobre ma la colonnina di mercurio era ferma da circa una settimana sugli otto gradi, decisamente troppo freddo per essere solamente al secondo giorno del mese più triste e malinconico di tutto l'anno.
Le acque del lago erano stranamente più scure e agitate del solito, la sua superficie era screziata in gran parte da migliaia di piccole onde che come folli barchette di carta si lasciavano trasportare dal vento in tutte le direzioni.
Al porto le barche ondeggiavano furiosamente, lo scricchiolio degli alberi maestri si alternava allo schioccare delle cime di sicurezza che si spezzavano sotto i colpi del vento; alcune piccole imbarcazioni erano semi-affondate,mentre altre vagavano tra i vari moli, dopo che avevano divelto le sagole che le tenevano ancorate al punto d'attracco.

Aveva dormito poco quella notte, anzi quasi nulla...
Aveva continuato ad agitarsi e a dimenarsi sotto le lenzuola, mille paure attraversavano la sua mente...
"E se poi non gli piacessi?","Cosa farò quando incontrerò il suo sguardo?Tremerò,riderò, piangerò?","E quando lo vedrò lo abbraccerò o aspetterò che sia lui a fare la prima mossa?"
Aveva continuato a guardare l'orologio, le sembrava che il tempo non scorresse, e ogni tanto sbirciava il dispaly luminescente del cellulare,nascosto sotto il cuscino, nella speranza di trovare un suo nuovo messaggio,nulla nessuna animazione stupida segnalava l'arrivo di un nuovo sms...
Ebbe un sussulto quando la persona che dormiva accanto a lei, tirò verso di se le lenzuola , un attimo di paura la attraversò, paura che i suoi pensieri fossero stati così forti ed intensi che fossero riusciti a svegliarlo...
Si sciolse in un sospiro di sollievo e si tranquillizzò quando lo sentì piombare nuovamente in un sonno profondo e piuttosto rumoroso...
Aveva ripreso a pensare a cosa avrebbe indossato quella mattina, quando un dubbio l'attraversò "E se lui non venisse?"
Strinse i pugni e morse il cuscino ripetendosi "Verrà...Verrà..."
Si accorse solo dopo che questa era una sua intima preghiera....
Chiuse gli occhi ripetendo all'infinito quelle parole...
Il sonno la colse all'improvviso quando le lancette dell'orologio segnavano le cinque e trenta di mercoledì mattina...

La furia del vento continuava ad aumentare, e formava impetuosi mulinelli, che ululavano sotto il suo portone.un lamento lungo incessante, che sembrava provenire direttamente dal passato.
Con la mente tornò a tutti quei pomeriggi trascorsi "parlando" con lei in chat, a come per caso si erano incontrati in quella room in cui si discuteva di Seneca, di come il destino avesse fatto sì che il loro nick fossero l'uno il complemento dell'altro.
Ah il destino quante volte lo aveva già sfidato, quante volte si era preso gioco di lui, illudendolo che fosse il vincitore, per poi farlo tornare nella realtà come il primo degli sconfitti..
Ripensò poi alle notti insonni passate a scriverle mail, scriverle anche solo per dirle che lui era li e che se ne avesse sentito il bisogno, sarebbe bastato un breve messaggio per far si che si potessero incontrare in chat per sfogarsi e chiacchierare un po'.
Le prime mail furono delicate e semplici, dove si parlava di tutto e nulla, poi via via divennero sempre un po' più personali.
Iniziavano a prendere forma le mille sfaccettature della sua anima, le sue passioni, le sue paure, i suoi sogni, i suoi gusti, i suo interessi, i suoi desideri, i suoi pregi e i suoi difetti..E lui faceva le stesse cose con lei, si confidava e si apriva come mai aveva fatto in vita sua con nessun'altra persona al mondo, uomo o donna che fosse, stava mettendo in gioco la sua anima, e non aveva paura di farlo perché sapeva che mai e poi mai si sarebbe presa gioco di lui, e mai l'avrebbe ferito di proposito.Solo dopo avrebbe capito quanto si era sbagliato sul suo conto.
Era tutto così bello pulito semplice, ma soprattutto spontaneo.
Non sentivano il bisogno di fare domande, le trovavano superflue, tutto ciò che veniva detto nasceva dal cuore di ognuno di loro, senza il bisogno di essere forzato.
Un giorno però le mail iniziarono a cambiare, ed iniziarono ad essere più passionali, pur senza il bisogno di scomodare l'amore, trasudavano di sentimenti forti e intensi, ed ebbero entrambi come l'impressione di essersi già incontrati in passato.
Sensazioni fortissime, che giorno dopo giorno sembravano trovar conferma in piccoli dettagli che si presentavano nelle ore trascorse in chat.
Sentivano una comunione incredibile tra le loro anime, e sembrava davvero provenisse da un lontano passato.forse da una vita precedente.
Ricordava di come si erano aiutati nei momenti di difficoltà che si erano trovati ad affrontare, di come nonostante qualche incomprensione, dovuta anche alle limitazioni di comunicabilità di una tastiera ed un monitor, erano sempre rimasti vicini e uniti, ripensava a quando al mattino in ufficio correva al computer sperando di trovare nella posta in arrivo sue notizie.e ricordava della sua felicità quando tra le mail trovava anche le sue.si sentiva felice come un bambino che crede ancora in babbo natale, e aspetta il venticinque dicembre per aprire i pacchi regalo.
Ripensò poi a quel giorno in cui cambiò definitivamente il suo modo di vederla.
Ricordò che era stata il suo ultimo pensiero prima di addormentarsi e il primo al suo risveglio.
Qualcosa stava cambiando ma non immaginava neppure lontanamente dove questo cambiamento lo avrebbe portato.
Iniziò a vestirsi e a riordinare la casa, tuttavia era ancora presto, ma voleva che fosse tutto perfetto.o tutto un perfetto disastro.
Prese una sigaretta dal pacchetto sopra al cuscino, l'accese e aspirò avidamente il primo tiro, socchiuse gli occhi per qualche secondo mentre la nicotina gli dava un momentaneo senso di benessere.
Erano ancora le sette e un quarto, mancava ancora un'ora all'appuntamento, ma le sue mani stavano già tremando.aspirò di nuovo ma le mani continuarono a tremare.

Uscì dalla doccia e si avvolse frettolosamente nel grande asciugamano color pesca, un senso si strana eccitazione pervadeva i suoi sensi, prese il phon e dopo aver diretto il getto d'aria calda sullo specchio, in modo di far sparire il sottile strato di vapore acqueo che si era formato, guardò attentamente la sua immagine riflessa.Sapeva d'essere bella, ma quella mattina quella certezza non le bastava e non riusciva a placare i mille dubbi che continuavano a tormentarla da quando si era svegliata.continuava a ripetersi quelle parole "Verrà ..Verrà.."
Dopo essersi asciugata velocemente i capelli, si diresse verso il grande armadio bianco della camera ancora avvolta nell'asciugamano, ed iniziò ad aprire furiosamente tutti gli sportelli, nella speranza di trovare tra quell'infinita moltitudine di vestiti, un giusto abbinamento.
Soddisfatta della sua scelta tornò in bagno e dopo averlo velocemente riassettato, finì di asciugarsi e corse nuovamente in camera per cambiarsi.
Dopo essersi vestita si ammirò riflessa nello specchio posto sull'anta centrale dell'armadio, e si complimentò nuovamente con se stessa per l'ottima scelta fatta.
Mancava solamente il trucco, e qui l'indecisione si fece davvero forte, avrebbe puntato su un trucco pesante, o su uno leggero e delicato, oppure perché no avrebbe potuto farne a meno pensò!
Decise per il niente.Sapeva d'essere bella.
Spazzolò a lungo i suoi fini e lunghi capelli neri, lo fece con delicati e armoniosi colpi di spazzola, e quando finalmente anche l'ultimo ciuffetto ribelle era andato a posto, si alzò quasi pronta per andare.
Si accorse però che mancava ancora qualcosa.Prese dal cassetto una cintura sottile che si adattava perfettamente a come si era vestita, poi prese i braccialetti ed infine la borsa.
Per lei ogni cosa era importante, anche nel vestire, il minimo dettaglio per lei diveniva fondamentale, pedina perfetta di un pericoloso gioco chiamato seduzione.
Chiuse la porta dietro di se quando le lancette del suo Sector color argento segnavano le otto in punto.

Prima di uscire lesse ancora una volta la sua ultima mail:
_"Domani alle otto e trenta fammi sapere dove c'incontreremo e soprattutto da cosa ti riconoscerò."
La sua risposta era stata che si sarebbero visti al castello nella parte vecchia della città, e che non ci sarebbero voluti accorgimenti per riconoscersi, sarebbe venuto tutto da se, altrimenti se il destino avesse voluto non si sarebbero mai incontrati..

Voleva lasciare l'ennesima possibilità al destino di prendersi gioco di lui ancora una volta, ancora più a fondo.ma lui amava sfidarlo, e sapeva che un giorno sarebbe uscito vincitore da quello scontro impari.
Per ora le ferite che portava dentro l'anima segnavano un punteggio di completa disfatta, ma lui sapeva che sarebbe bastato mettere a segno un punto, una sola volta, per aver vinto l'intera partita..
Erano le otto in punto quando spense il computer e uscì da casa.

A quell'ora nella piazza c'era un gran via vai, nell'aria si spandeva il vociare di persone che frettolosamente trangugiavano la colazione prima di recarsi ai loro lavori, mentre frotte di studenti giungevano numerose con gli autobus e i motorini, per recarsi al liceo o alle suole medie del paese.
Il vento aveva ceduto un po' d'intensità, ma l'aria rimaneva ugualmente fredda, e penetrava fin dentro le ossa; una pioggerellina fine, quasi impalpabile rendeva il ciottolato viscido ed insidioso.

Era in piedi sul ponte che attraversava il fossato,e in quel momento maledisse il fatto di non essersi legato i capelli con un elastico, ed ora si trovava a fare i conti con i suoi lunghi riccioli castano chiari, che continuavano a cadergli sul viso e sugli occhi.
Chissà a cosa avrebbe pensato lei vedendo quella massa di capelli lasciata crescere in maniera così selvaggia.un breve sorriso illuminò il suo viso, non vedeva l'ora d'incontrarla.
Lo sguardo si muoveva nervosamente lungo le mura e tra le torri del vecchio maniero, quando ad un tratto la sua attenzione fu colpita da un rumore di scarpe col tacco che si stavano avvicinando .Senti il sangue gelarsi nelle vene.
Ma non si voltò subito, sentiva il respiro farsi sempre più faticoso, e provò un senso di vuoto nello stomaco e si sentì smarrito per qualche istante.
Quando decise di girarsi,verso la direzione da cui proveniva quel rumore, lo fece molto lentamente,e rimase senza parole quando la vide.
I suoi capelli erano raccolti in una folta e lunga coda,solamente una ciocca ribelle indugiava sul suo viso, donandole un fascino ed un mistero ancor più forte di quanto gia non emanasse, la gonna nera con sottili righe bianche arrivava a malapena sopra al ginocchio, una maglia attillata a collo alto dello stesso colore, esaltava le sue forme di donna, stivali di pelle non trattata rigorosamente neri, calze sottili velate in tinta perfetta con gli altri capi, una piccola e sottile cintura color argento le cingeva l'esile vita, mentre una borsetta piccolissima si adagiava lungo il suo fianco destro.Dio, pensò tra se, era bella da togliere il fiato.Era certo che fosse lei, non poteva che essere lei.sensazioni.e lui ci credeva nelle sue sensazioni.
Gli stendardi sulle torri sventolavano vorticosamente, come se stessero per essere sradicati, e in quell'istante gli parve che il modo si stesse fermando.
Il vociare delle persone, il rumore dei bus e delle auto, il vento e la pioggia sembravano essere spariti, inghiottiti dall'immensità di quel momento..
Sentiva solamente il suo respiro farsi sempre più affannoso e il cuore che batteva all'impazzata.

Si fermò qualche metro di fronte a lui, sentiva le sue mani sudate, e si accorse che stava tremando, e che a farla tremare non era di certo l'aria fredda di quella mattina,la testa era invasa da milioni di pensieri, sentiva crescere dentro di se un'emozione incontrollabile, avrebbe voluto abbandonarsi al suo istinto e lasciar correre le sue sensazioni, e lanciarsi verso di lui abbandonandosi in un disperato abbraccio.
Guardò il suo viso senza dubbio rasato quella stessa mattina, gli conferiva un aspetto ancor più giovane della sua età, le linee del suo profilo erano delicate, e le sue labbra erano morbide ben disegnate e carnose..Si sorprese ad arrossire al pensiero proibito di poterle baciarle.
Tra loro la distanza era solamente di qualche passo, erano così vicini che potevano sentire i loro respiri, ma il timore di fare anche il minimo gesto, e la paura di poter rovinare la magia di quell'attimo, era fortissima per entrambi.
I loro sguardi, da quando si erano incrociati, non si erano ancora lasciati, era un'emozione che sconvolgeva entrambi.
Quegli occhi verdi e profondi come il mare, bellissimi, poesia perfetta di un'anima pura e indomita, lasciavano trasparire la sua emozione ed erano velati da lacrime pronte a scendere copiose.
Lei era rimasta attonita, senza respiro, quando si era persa nei suoi occhi color nocciola, intensi misteriosi, velati da tristezza e malinconia.
Non avrebbe mai dimenticato quello sguardo così forte e passionale, ma nello stesso tempo dolcissimo, che le stava scavando l'anima, come se stesse leggendo dentro lei, e stesse scoprendo in profondità i suoi più intimi segreti, le sue più nascoste passioni.arrossì nuovamente.

Si mossero assieme.Si avvicinarono lentamente.solamente un passo tra di loro.
Con un gesto delicato le scostò i capelli ribelli dagli occhi, prese il suo viso tra le mani, la guardò ancora più intensamente e le sussurrò dolcemente:
_ "E' una vita che ti aspetto Amore mio, ti ho cercato a lungo sai, e finalmente ti ho ritrovata."
Si abbracciarono,i cuori sembravano scoppiare, non esisteva più nulla attorno a loro, era qualcosa d'immenso quello che stava succedendo, due anime dannate e destinate a rimanere separate per sempre a causa di un antico maleficio, si erano ricongiunte,e sfidando ancora una volta il fato si erano ritrovate.
Non seppero mai dire quanto durò quell'abbraccio infinito.
Il tempo aveva cessato di scorrere nella maniera in cui noi lo comprendiamo, quell'unione di anime andava oltre a tutto e tutti,oltre il tempo e lo spazio e sarebbe stata incomprensibile per chiunque.ma non a loro..no a loro certamente no.si erano cercati così a lungo.ed ora erano nuovamente assieme.
Ma il destino non ne sarebbe uscito sconfitto, si era solo fatto da parte, e alla fine avrebbe ottenuto la sua vittoria più importante.e il tributo da lui richiesto avrebbe messo fine a quella lunga ed estenuante partita.peccato era stato un buon avversario.


Erano seduti al tavolino del bar, la maggior parte delle persone oramai aveva lasciato il locale, e si erano dirette verso quella triste routine che era il divenuto il loro lavoro, vicino al termosifone tiepido, un gatto nero, con le zampette bianche, sonnecchiava pigramente e, ogni tanto, tra un sogno e l'altro, si svegliava per stiracchiarsi un po' e con lo sguardo insonnolito adocchiava se nelle vicinanze ci fosse qualche persona dalla quale avrebbe potuto ottenere, grazie ad abili e calorose fusa, un pezzetto di croissant ancora caldo; no non c'era nessuno che si accorgesse di lui.
Un solo tavolino era occupato, ma non sembrava che quelle due persone prestassero molta attenzione alla sua presenza.Tese ancora una volta le zampe in avanti e dopo un poderoso sbadiglio, si rituffò nei suoi sogni più segreti.

Il cielo fuori era grigio e le nuvole erano piuttosto basse, il che non lasciava presagire nulla di buono per il resto della giornata, e anche se il vento si era placato, probabilmente nel primo pomeriggio si sarebbe scatenato l'ennesimo furioso temporale.

Continuavano a guardarsi negli occhi, uno sguardo intenso e profondo, la passione bruciava nelle loro iridi luminose, pareva quasi che i loro occhi stessero facendo l'amore, e il cameriere provò un certo imbarazzo quando dovette prendere le ordinazioni, gli sembrava quasi che quelle due persone vivessero fuori da quel mondo caotico, e che non badassero a ciò che le circondava, come se il mondo non esistesse; provò un senso d'invidia, lui stasera sarebbe tornato a casa e avrebbe mangiato uno di quei toast che durante il giorno avanzavano al bar e, dopo aver letto un po' di Hemingway, immaginando per qualche attimo di trovarsi disteso su di una grande spiaggia, di una calda isola dell'arcipelago cubano, avrebbe preso un Tavor che gli avrebbe agevolato il sonno e, dopo aver spento la luce, si sarebbe risvegliato allo squillare della sveglia, senza ricordare neppure un sogno, forse perché credeva di non essere più capace di sognare.

Staccarono i loro occhi da quell'infinito abbraccio, solamente quando si accorsero che un cameriere dall'aria piuttosto goffa e impacciata, immerso nei suoi mille pensieri, era lì fermo immobile accanto a loro con un blocchetto e una Bic nera nella mano sinistra, pronto a prendere le loro ordinazioni.
Per lei un cappuccino con tanta schiuma e una spolverata di cacao, e una brioche al cioccolato, mentre lui decise per il solito caffè doppio in tazza grande.
Le loro mani si sfioravano sopra a quel tavolino, ad ogni carezza un brivido percorreva la loro schiena, e le sensazioni che provavano erano di una purezza impressionante, immense.erano emozionati e spaventati da quell'incontro, le parole erano superflue e le poche volte che parlarono, la voce uscì flebile e tremolante.
Si sentivano completamente disarmati e senza difese, sarebbe bastato un niente per rovinare tutto, sentivano una fortissima attrazione tra loro, ma avevano paura di fare una qualsiasi mossa, avevano paura che la bellezza di quel momento potesse essere macchiata dalla folle idea di lasciarsi abbandonare ai loro istinti, che si stavano mischiando furiosamente e pericolosamente alla loro unione d'anime, e sentivano crescere dentro loro un mix estremamente eccitante, un idillio perfetto, troppo perfetto per essere vero.Si sentivano storditi da questi attimi così intensi unici e irripetibili.
Avrebbe voluto essere gia a casa sua per potersi lasciare andare in un bacio che da troppo tempo bramava, avrebbe voluto essere sola con lui per poter sentire il calore dei suoi baci e dei suoi abbracci,
La sua mente era in balia di mille pensieri che fino ad ieri le erano stati proibiti, fino a quella notte non aveva mai permesso a se stessa di ammettere che li desiderava disperatamente, che ne sentiva un inconfessabile bisogno, ed ora era tremendamente eccitata alla possibilità che forse le sue più nascoste fantasie potessero prendere finalmente vita.
Avrebbe voluto sciogliere quella coda e poter passare le dita delle sue mani tra quei morbidi capelli, e poi carezzarle lievemente il collo, moriva dalla voglia di sentire il calore della sua pelle..
Avrebbe voluto prenderle il viso tra le mani e baciarla, sentire le sue labbra sottili e morbide unirsi alle sue, e sfiorarle delicatamente con la lingua, per sentirne il sapore.

La desiderava alla follia, sentiva il disperato bisogno di lei, ma era anche terrorizzato da quell'idea, aveva paura di non riuscire ad amarla come lei avrebbe meritato, e gli venne in mente la storia del bell'Antonio, scacciò quel pensiero, ma aveva paura di deluderla, di non essere in grado di soddisfare la sua femminilità, e questo un po' lo spaventava.
Oramai non riuscivano più a nascondere quella folle attrazione che sentivano crescere sempre più impetuosamente, tra loro l'eccitazione era salita ad un livello incredibile, e i giochi dei loro sguardi non facevano altro che aumentare il loro desiderio.
Lasciarono sul tavolino i soldi del conto, la brioche ancora intatta, e lasciarono anche una piccola mancia per quel triste cameriere, che in quel momento si muoveva impacciato, con la scopa in mano, tra quei tavolini, reso ancor più goffo da quello stretto farfallino che lo costringeva a muovere la testa come se avesse il torcicollo..

Camminarono l'uno accanto all'altro senza mai parlare, lui la precedeva di qualche passo, e lei lo seguiva ad ogni sua svolta, non poterono mai stingersi, neppure per un solo secondo, le mani, troppo pericoloso per lei, i passi erano frettolosi, ma non per il freddo e neppure per la pioggerellina che continuava a cadere incessantemente, ma perché non vedevano l'ora di essere al riparo da quel mondo che mai e poi mai sarebbe riuscito a comprendere la forza di quella passione dirompente, e neppure la semplicità di quell'amore perfetto e unico.
Soffriva nel vederla camminare al suo fianco, due passi indietro, e non potersi girare nemmeno per un solo secondo, anche solo per poterla sfiorare per un brevissimo istante, lo faceva soffrire ancora di più, pensava che sarebbe impazzito .
Avrebbe voluto prenderla, stringerla tra le braccia, e baciarla proprio li, nel bel mezzo della piazza dove sorgeva la grande chiesa, e li avrebbe voluto fermasi e dove tutti in quel momento avrebbero potuto sentire, avrebbe voluto gridare, fino a quando i polmoni non fossero scoppiati, che era innamorato da sempre di lei, e che mai e poi mai avrebbe permesso al Destino di separarli ancora una volta, e che ora sarebbe stato per sempre.
Avrebbe voluto davvero fermarsi e farlo, lo voleva davvero con tutto se stesso, perché oramai non riusciva più a trattenere quell'amore così folle..ma mai e poi mai avrebbe sospettato che un giorno tutto questo gli avrebbe distrutto l'anima.e lo avrebbe eletto nuovamente come il primo degli sconfitti.ma non poteva immaginare, neppure nei suoi incubi peggiori, che lo avrebbe condotto sino a quel punto.
Il Destino con una piccola smorfia sembrò quasi dispiacersi per lui, ma poi la smorfia si trasformò in un largo sorriso, e poi quasi un ghigno, dal quale uscì una risata triste, e pensò che in quella partita sarebbe stato lui e solamente lui, e nessun altro, il vero vincitore.si voltò e tornò ad occuparsi d'altre vite e a quali altri incredibile arabeschi potesse architettare con la sua infinita, cinica e crudele fantasia .
Non immaginava neppure di quanto si stesse sbagliando.
Stavano per dare scacco matto al Destino, e lui ancora non si era accorto di come le pedine si stessero lentamente, metodicamente e inesorabilmente, disponendo attorno a lui sulla scacchiera.
Povero Destino.
Lei continuava a guardarsi attorno con circospezione, nervosamente i suoi occhi si muovevano e si fermavano per un piccolissimo istante sui volti delle persone che incrociavano il loro cammino, pregava perché nessuno la riconoscesse, maledisse ,per la prima volta in vita sua , il fatto fosse troppo bella perché potesse passare inosservata, ma quella paura che sentiva, non faceva altro che farle salire l'adrenalina dentro, e la sua voglia di lui non poteva far altro che aumentare, ogni sua più piccola parte della mente desiderava sentirlo divenire parte di lei, il respiro si faceva sempre più breve e affannoso perché quel pensiero che si faceva largo prepotentemente tra le sue paure diveniva sempre più ossessionante, ed era quasi certa che l'avrebbe fatta impazzire.
Arrivarono quasi stremati dall'attesa davanti al palazzo dove lui viveva, frugò disperatamente nelle tasche dei jeans alla ricerca delle chiavi, quando le trovò gli sfuggirono dalla presa, era agitatissimo, e dopo averle raccolte si rese conto che non riusciva a trovare quella che gli permettesse di aprire il portone,
Gli sfuggirono di nuovo dalle mani, questa volta si chinarono assieme per raccoglierle, e quando i loro occhi s'incontrarono, proruppero entrambi in una fragorosa risata.Si guardarono e si promisero di recuperare un po' di calma, e cercarono di convincersi a ritrovare un po' d'autocontrollo e razionalità.
Raccomandazioni che si rivelarono poi assolutamente inutili.
L'attrazione tra loro era come una reazione a catena, non si poteva ne fermare ne controllare una volta innescata.L'energia che i loro corpi e le loro anime stavano sprigionando, andava contro ogni legge conosciuta della fisica e della chimica.
Chiamarono l'ascensore che era fermo al decimo piano, lui aveva appoggiato la fronte sulla sua, e continuava a carezzarle dolcemente il viso, l'ascensore sembrava non arrivasse mai, quando guardarono dove si trovava, la lucina segnava ancora il piano numero tre, quello in cui si sarebbero poi dovuti fermare.Si aprirono le porte, una ragazza bionda e piccolina con gli occhi verdi uscì tenendo dolcemente per mano il marito, che la guardava con occhi innamorati, si salutarono frettolosamente con un breve ciao e un cenno del capo, lui non amava molto avere rapporti di stretta amicizia con i suoi vicini di casa, troppo impiccioni e invadenti..e pure bugiardi e falsi, specie quei due, che dallo spioncino controllavano continuamente chi alla sera rientrava a casa con lui, una volta pensò di portare a casa sua un intero viale di prostitute, solo il rispetto che nutriva per quelle povere donne lo aveva fermato..
Le luci dentro all'ascensore, come al solito, non funzionavano; entrarono, erano uno di fronte all'altro, e furono gli occhi suoi pieni di desiderio l'ultima cosa che vide, prima che le porte scorrevoli si richiudessero alle loro spalle, e li lasciassero soli, immersi in nell'oscurità e nell'eccitazione di quell'incontro clandestino .
L'ascensore emise un ronzio sommesso quando si mise in moto, e iniziò la sua lenta salita, i cavi in tensione facevano scricchiolare la vecchia cabina, ma lui era distratto e non era minimamente interessato a quei rumori, riusciva a sentire solamente i suoi respiri carichi d'eccitazione, sembrava che riempissero il poco spazio in cui si trovavano, e capì che non si era mossa di un solo centimetro da dove l'aveva vista prima che dentro si facesse buio.
Allungò il braccio verso di lei, la cinse alla vita e la tirò dolcemente, ma non troppo, verso di sé.
Poteva sentire il suo cuore che batteva fortissimo accanto al suo, la desiderava non faceva altro che ripetersi che era pazzo di lei e che voleva fermare il tempo, andava bene anche lì in quell'angusta cabina, per lui andava bene, l'importante era che ci fosse lei, tutto il resto non contava più nulla, solamente lei.nient'altro che lei.Gli era entrata nell'anima ancor prima di vederla, ed ora che era lì con lui, la sentiva scorrere come fuoco nelle vene.."Dio quant'è bella!" pensò.
Non poteva più aspettare la strinse ancora a lui, trovò subito le sue labbra, nonostante il buio, e si baciarono.
In quel momento lei pensò di morire tanto era forte quello che stava provando dentro di se, era come se tutti i suoi sogni prendessero forma, sentiva la sua eccitazione crescere ancora, non ricordava di aver mai desiderato così tanto una persona, quanto ora desiderava lui, sentì il calore delle sue labbra invaderle i sensi, sentì la delicatezza della lingua, che dolcemente cercava la sua per unirsi in un bacio così bello e passionale, e pensò che mai e poi mai, neppure nei sogni di quando era ragazzina, avrebbe osato immaginare che, solamente un bacio, avrebbe potuto regalarle tutte quelle emozioni.
Continuarono a baciarsi intensamente per tutto l'intero tragitto dell'ascensore, entrambi maledirono in silenzio, il fatto che si sarebbero dovuti fermare al terzo piano.
La luce che proveniva dalle scale inondò la cabina quando le porte si riaprirono, e si sorpresero entrambi a tremare. Ci misero qualche secondo, prima di riuscire a realizzare di essere arrivati al piano giusto, il loro respiro era divenuto quasi fiatone, poi finalmente uscirono e, anche questa volta, lei era dietro di lui.
Questa volta trovò subito la chiave della porta di casa, e non gli sfuggì neppure la presa.
Quando aprì la porta lei rimase immobile, stupita ed emozionata, non credeva a quello che i suoi occhi le stavano facendo vedere, pensava che fosse tutto un sogno,e temeva che se avesse provato a richiuderli sarebbe svanito tutto e si sarebbe trovata nuovamente nel suo ufficio grigio, dove i colleghi facevano a gara per chi riuscisse a ferirla per prima e più a fondo, non le sembrava possibile che tutto quello fosse per lei, non riusciva più a trattenere le lacrime.non le trattenne..Scesero copiose.lui chiuse la porta, l'abbracciò e baciò le sue lacrime.."Non piangere amore mio .ti prego non piangere."



La casa era un piccolo bilocale arredato con molto gusto, il bancone all'americana separava l'angolo cottura dalla piccola saletta, il profumo di fiori invadeva quella stanza, ogni angolo era ornato con rose rosse dallo stelo lunghissimo, e da rami di delicate orchidee bianche con sfumature di un viola leggero.Sul tavolino di fronte al coloratissimo divano, una bottiglia di vellutato e intenso Brunello .si sentiva un po' stordita c'erano i fiori dell'amore e della passione, il vino rosso.il vino preferito dagli amanti, e drappi di seta rossa e blu decoravano le finestre,sorridese come mai prima d'ora.era tutto ciò che aveva sempre desiderato, e non le sembrava possibile che qualcuno le avesse dedicato tutte assieme quelle piccole attenzioni, non le pareva possibile che una persona avesse perso del tempo della sua vita, per dedicarsi a lei nella maniera più totale, non era abituata a quelle cose.
Si guardò attorno e vide sulle pareti foto di lui in sella ad una moto, e sulle lunghe mensole numerosi trofei vinti nelle svariate discipline sportive, che probabilmente lo avevano accompagnato nella sua adolescenza.
Nell'angolo vicino alla finestra, da dove si poteva ammirare un suggestivo scorcio del lago, un'imponente libreria,moltissimi testi disposti disordinatamente spaziavano in diversi campi, dalla poesia alla filosofia, romanzi di ogni genere , libri di epica, informatica matematica e testi d'inglese, e libri sulla storia dell'antica Roma , erano vicini alla collezione completa di Dylan Dog, stranamente ordinata per numero di albo.
Poi notò accanto a quel mobile la scrivania dove era posto il computer, sorrise e poi si voltò verso di lui chiedendogli: _"E' lui vero?"
Ricambiò il sorriso e annuì.Era stato proprio lui a farli ritrovare.
Altre volte aveva provato un po' di disagio quando entrava in casa di qualcuno, ma questa volta si sentiva completamente a suo agio, come se fosse li già da molto tempo, si sentì come se fosse stata a casa sua .
Posò la borsa sullo sgabello, sciolse la lunga coda, e con un dolce e rapido movimento della testa, i capelli ripresero il loro volume naturale, lo abbracciò stringendolo a lungo e con forza, come se non volesse lasciarlo mai più.
"Ti desidero" disse lei, "Ti desidero con tutta me stessa.".

Entrarono in camera e lei rimase nuovamente sorpresa..
Era Illuminata solamente dalla tenue luce delle candele profumate, sentiva il loro aroma che si fondeva con quello del bastoncino d'incenso che stava bruciando lentamente, e sentì un tuffo al cuore quando vide una rosa blu poggiata al centro del grande letto matrimoniale, e vicino un bigliettino con su scritto " Al mio sogno più dolce e più bello.."
Scostò con delicatezza i sui capelli, e baciando lentamente prima le sue dolcissime labbra e poi il suo graziosissimo collo, iniziò a farle scivolare via gli abiti, piano molto dolcemente, voleva far in modo che ogni istante che passava con lei fosse eterno .
Indossava un elegantissimo e raffinato completo in seta nera, e per un istante provò una folle accecante gelosia, al pensiero di quanti occhi avessero potuto gia ammirare, prima di lui, quel corpo bellissimo.
Non ebbe problemi a slacciarle il reggiseno, che rivelò la perfezione delle sue forme, non erano grandi, ma ben fatte e decisamente sode, i capezzoli erano piccoli e rosei, e lui si accorse di quanto lo desiderasse, quando li sfiorò con le punte delle dita, e vide che si morse, in segno di piacere, il labbro inferiore.
Il ridottissimo perizoma nero lasciava ben poco all'immaginazione, la prese tra le braccia, e la poggiò delicatamente sul letto.
Sentì il fresco abbraccio delle lenzuola di raso carezzarle la pelle, e si rese conto che in quel momento aveva completamente perso il controllo, proprio lei che amava condurre il gioco, e adesso non vedeva l'ora di sentirlo dentro di se.divenire parte di se.
Ma lui non aveva fretta, no proprio la fretta non gli piaceva, voleva assaporare ogni singolo momento con calma, e prolungare quel piacere il più a lungo possibile.
Prese con la bocca il bordo in pizzo delle autoreggenti, e le fece scivolare via delicatamente,una dopo l'altra..
Lasciò per ultimo, il piccolissimo perizoma.
Iniziò a giocare sulla sua pelle con la lingua, prima con piccoli colpetti lungo le cosce, alternandoli poi con altri lunghi e incessanti, che percorrevano i suoi fianchi, e da li andava verso i suoi seni, e si divertiva a stuzzicarle i capezzoli turgidi con piccoli morsi, che la fecero fremere ancora di più.Dopo aver baciato a lungo il suo ombelico piccolissimo, la fece voltare, e percorse la sua schiena centimetro dopo centimetro, poi di nuovo giù fino alla giuntura delle cosce, dove indugiò a lungo attorno al suo sesso, fino quando poi non resistette più e s'inebriòdel suo sapore.
Lei si contorceva sempre più violentemente, poi si voltò di scatto, ma lo pregò di continuare.sentiva il piacere crescere incessantemente.
Usava la lingua con maestria, con delicatezza e passione, come un pittore usa il suo pennello per dipingere, e la sua morbida pelle era, per lui, una tela perfetta sulla quale si sentiva libero di disegnare tutte le sue fantasie più nascoste..Voleva che godesse di quei momenti, voleva essere l'artefice, o l'artista, del suo piacere, e lo voleva perché l'amava alla follia.
Sentire i suoi respiri divenire sempre più frenetici, il profumo e il sapore della sua eccitazione, gli stravolse i sensi e gli fece abbassare la guardia, e lei ne approfittò per capovolgere la situazione in suo favore.
Ora toccava a lei a dettare le regole, e prese a torturarlo incessantemente con la sua lingua e la sua bocca.
Lui provò a riprendere il controllo, ma lei ogni volta che provava a rialzarsi, continuava a spingerlo indietro, e non smetteva di giocare con il suo sesso, e vedere che quei baci gli davano piacere, la eccitava ancora di più.
Lui continuava a ripeterle "Ti voglio.Ti voglio..Ho voglia di sentirti mia.", e lei fu ben felice di sentirgli implorare quel desiderio, e soprattutto di assecondarlo.
Si strinsero in un abbraccio fortissimo, il piacere che stavano provando era immenso, incontrollabile, devastante.Non si accorse quando, graffiandolo, le si spezzarono due unghia, non si accorse neppure che stava stringendole i glutei con forza, e che stava imprimendo un ritmo frenetico e forsennato a quell'amore disperato, impossibile.
Sentiva solamente migliaia di brividi che gli percorrevano la schiena, e che i suoi muscoli erano tesi allo spasmo e fremevano, per la prima volta in vita sua stava avendo un orgasmo mentale, non riusciva più a controllare le sue emozioni, era come stordito da tutto quello che stava provando, e gli sembrava d'impazzire dal piacere che lei gli stava dando.
Si abbandonarono ai loro istinti, fino a quando goderono assieme, e finirono abbracciati e stremati da quell'amplesso furioso che da tanto avevano desiderato.

La stava guardando negli occhi quando si accorse che ogni volta che si perdeva in quello sguardo, a volte triste e malinconico, si innamorava di lei sempre più in profondità e sentì la sua anima bruciare e vibrare in maniera incontrollabile.
"Sei bella..sei bella da togliere il fiato .", le disse mentre le carezzava il viso e la baciava teneramente.
Lei si voltò verso le ampie finestre, e lui l'abbracciò cingendole le spalle, fuori infuriava il temporale, e la pioggia batteva violentemente sui vetri, ma loro non si erano accorti di nulla, continuò a tenerla stretta a lui, e a coccolarla, mentre lampi squarciavano il cielo plumbeo, i loro occhi si persero tra le acque verdi e scure del lago in tempesta.
Rimasero a letto , fumarono e parlarono delle loro vite dei loro sogni,e si coccolarono a lungo.
Si alzarono solamente quando nel primo pomeriggio avvertirono i primi sintomi della fame, lei dopo aver curiosato tra i suoi armadi indossò una camicia hawaiana e un paio dei suoi boxer neri di Dolce e Gabbana, e si avventurò verso la cucina, ma la bloccò, era sua ospite, avrebbe cucinato lui..
Preparò uno di quei comodissimi piatti pronti che facilitavano la sua vita da single convinto, e tra le varie possibilità scelse gli spaghetti alla carbonara.L'odore forte della pancetta stuzzicava maggiormente il loro appetito, nel frattempo stapparono la bottiglia e , prima che la pasta fosse pronta, riempirono per ben due volte i calici di quel meraviglioso vino rosso.
Lui continuava a divorarla con gli occhi, voleva imprimersi nella mente ogni suo più piccolo dettaglio, e imparare la posizione di ogni suo neo, si avvicinò e poggiando le sue labbra sul collo inspirò profondamente..Il suo profumo di donna gli inebriò i sensi, e sentì che gli penetrò fino nel più profondo dell'anima.
Mangiarono seduti sugli sgabelli, e continuarono a stuzzicarsi tra una forchettata e l'altra, ridendo uno dell'altro, quando finì di mangiare le chiese se voleva ancora qualcosa, e lei prontamente rispose
"Si vorrei ancora qualcosa.te, se non chiedo troppo, sai ho ancora un po' di appetito, e di te non sarei mai sazia."
Fecero l'amore per tutto il resto del pomeriggio a volte giocando a volte dolcemente.l'ultima volta fu piangendo.
Si addormentò tra le sue braccia, e dopo qualche piccolo sussulto, i suoi muscoli si rilassarono, e sprofondò in un sonno profondo e sereno.
Avrebbe voluto fermare il tempo, aveva paura di cosa avrebbe detto e fatto al suo risveglio, aveva un brutto presentimento, e sentiva dentro se l'angoscia crescere, pregò che le lancette si bloccassero, ma il tempo sembrava avesse ripreso, inesorabilmente e in incessantemente, la sua corsa, anzi gli parve che avesse accelerato il suo scorrere.
Si svegliò quando oramai fuori era buio, lo abbracciò e gli disse "Mi dispiace, devo andare."
Si sentì morire.Lei prese a rivestirsi, e lui si sentiva impotente, sentiva i muscoli intorpiditi e non riusciva a muoverli, sentiva la sua testa che stava scoppiando, era come se si fosse staccata dal suo corpo e vedesse tutto da fuori, come uno spettatore, riuscì a dirle solo una cosa.
"Ti prego resta qui.Restami accanto per sempre.Ho bisogno di te amore mio."
Lei sorrise, lo baciò sulle labbra e gli disse "Non ti dimenticherò mai mio dolce cavaliere.."
Lasciò una piccola scatolina, di quelle che si usano per i gioielli, sul cuscino dove sino a poco prima aveva dormito, si avviò verso la porta e la richiuse dietro di se.
Non riusciva a muoversi, non gli sembrava possibile che fosse successo per davvero, credeva che fosse solo un brutto sogno, e si diceva che presto sarebbe finito, e che quando si sarebbe svegliato lei sarebbe stata accanto a lui, e ci sarebbe rimasta .
Ad un tratto si ricordò del regalo che le aveva preparato, si alzò di scatto, lo prese da sotto il letto e corse in boxer giù per le scale, quando arrivò fuori, la furia del temporale lo investì, ma lui non sentì ne la pioggia ne il freddo dell'aria, si guardò attorno, ma lei non c'era più, non voleva credere che se n'era andata per sempre..
Rimase fermo, immobile, nella speranza che lei tornasse indietro, e immaginò per un attimo di vederla sbucare da dietro l'angolo mentre correva per tornare da lui.Ma era solo ciò che la sua mente desiderava, lei non tornò mai più.
Ritornò in casa, gli sembrava di non riuscire a salire quegli scalini, e che quelle maledette scale non finissero mai, e che attorno a lui tutto ruotasse vorticosamente.
Andò in camera, e prese la scatoletta, dentro c'erano un ciondolo a forma di stella e dei semi di un fiore.Ma in quel momento non diede molta importanza a quei regali, perché gli era passato per la testa un particolare agghiacciante, che lo sconvolse ancora di più di quanto gia non fosse.
Ripensò e provò a rivivere quel momento in cui aveva notato quel particolare al quale non aveva dato subito peso, sperava d'essersi sbagliato.Rivide mentre lei posava la scatolina con i regali sul suo cuscino, e no, non si stava sbagliando, sul dito della sua mano sinistra, c'era la fede, c'era stata per tutta la giornata, e lui non se n'era mai accorto.
Di quel che successe poi quella notte non ricordò più nulla, l'ultimo suo ricordo era la scatolina che cadeva a terra , i semini che rotolavano sul pavimento, e lui disteso a terra con gli occhi che non riuscivano a smettere di piangere .Ricordò anche la sua anima che gridava di dolore, mentre tutti i suoi sogni stavano andando in frantumi.si ricordò di quello perché il mattino dopo, al suo risveglio, quell'urlo ancora riecheggiava dentro lui.


Il mattino dopo si alzò e baciò teneramente la persona che stava uscendo per andare al lavoro,lui la salutò dicendo " A Stasera amore mio, passa una buona giornata"
Si vestì sempre con molta cura, e scese per iniziare una nuova giornata in ufficio.Sorrideva era felice e compiaciuta di se..
Era tornata alla sua vita come se niente, mai niente, fosse accaduto.
Il sole era tornato a splendere, e l'intera città sembrava si fosse riversata lungo le strade, come se volesse farsi abbracciare da quei tiepidi raggi di sole che inondavano di luce le vie.
Telefonò al lavoro, ed inventò la scusa che si era buscato un tremendo raffreddore, e che non sapeva quando sarebbe riuscito a ritornare al suo posto.
Poggiò la cornetta,ma poi diede uno strattone al filo che si spezzò, non aveva voglia di sentire nessuno,rimase seduto sul pavimento a gambe incrociate, continuava a stringere nella mano quel ciondolo , lo stringeva così forte che sulla pelle rimase impressa la forma di quella stella.
Non riusciva a credere a tutto ciò che era successo il giorno prima.
Trovò a stento la forza per alzarsi, e andò verso il computer, premette il pulsante di avvio, e sentì rimbombare nella testa il ronzio sommesso del disco rigido che entrava in funzione.Non sapeva di preciso cosa stesse facendo, scaricò la posta, ma non provò nulla quando apparve la scritta "Nessun nuovo messaggio di posta", allora aprì Messanger, ma non sentì nulla quando lesse "Nessuno dei vostri contatti è al momento in linea", e non avvertì nulla neppure quando entrò nella room che abitualmente frequentavano, e non trovò il suo nick tra i vari che erano presenti.
Era sicuro in cuor suo che non l'avrebbe mai più rivista ne tanto meno sentita, ma continuò per giorni e giorni a ripetere sistematicamente quelle operazioni.
Era tentato dall'inviarle un messaggio, o di chiamarla, ma sapeva che risentire la sua voce lo avrebbe fatto soffrire ancora di più.Non la chiamò anche perché sapeva già quello che probabilmente lei gli avrebbe detto, e immaginò per un istante che gli sembrò eterno, di sentirla mentre diceva
"E' stata solamente un'avventura, e ora è finita, e per quel che mi riguarda non è significato nulla, dimenticami e non soffrire per me."
Sentì il respiro che gli mancava, spense tutto e si accasciò sul divano, lo sguardo fisso sul soffitto era perso nel vuoto, e ripensando a quelle parole, si sentì morire, avrebbe voluto solamente scomparire in quel momento, desiderò di non essere mai nato, e lasciò che le lacrime scorressero.
Passarono i giorni e intere settimane, oramai il lavoro non era più un problema, si era licenziato, di lui non era rimasto più nulla.
Trascorreva ore ed ore a guardare quel letto ancora sfatto, aveva lasciato tutto come quel giorno, le rose erano rimaste ancora negli angoli, prima erano appassite, poi seccate, ma conservavano ancora la loro bellezza.
La pazzia iniziava a farsi largo dentro di lui, gli faceva credere che se avesse lasciato tutto esattamente nella stessa posizione di quando quel giorno se n'era andata, poteva sperare, magari chiudendo gli occhi, che tutto sarebbe ricominciato da dove era finito, e quando poi li avrebbe riaperti lei sarebbe stata li vicino a lui.
Le uniche attenzioni erano quelle che rivolgeva ad un piccolo vaso di terracotta.
Annaffiava pazientemente e quotidianamente il suo contenuto, e lo spostava sempre nelle zone più riparate dal freddo e cercava di tenerlo sempre ben esposto alla luce, facendo si che quei semini crescessero il più velocemente possibile.Si ricordò di aver sentito che il vociare e la musica facevano bene ai fiori, e la follia che si era oramai impadronita di lui, lo costringeva parlare con quelle piante che ancora dovevano crescere, facendogli credere che sarebbero divenute più belle e rigogliose.
Le giornate erano lunghe e interminabili, il tempo sembrava non passare mai, e quando arrivava la notte lui era spaventato.Era spaventato perché quelli che prima avrebbe chiamato sogni dolcissimi, ora si erano trasformati in incubi terribili, pregava disperatamente prima di addormentarsi che almeno al mattino, potesse non ricordare quello che la mente gli aveva fatto immaginare durante il sonno.

Aveva allontanato tutti i suoi amici, nonostante questi avessero tentato in ogni modo possibile di rimanergli vicino, ma lui non gli e lo aveva permesso, non sopportava la presenza di nessuno, non gli importava più di nulla, voleva solamente restare li fermo immobile a morire nel suo dolore, e lo voleva fare da solo, non avrebbe trascinato nessuno nel suo baratro.
Trascorreva le giornate a leggere e rileggere quelle e-mail che gli avevano distrutto la vita, pensava che facendo così sarebbe riuscito a farsene una ragione.
Si sbagliava, non riusciva a capire che la via che aveva imboccato era una strada senza uscita, e ogni bivio che prendeva lo allontanava ancora di più dalla luce.
Inizio a spendere tutti i soldi che gli erano rimasti nel bere, sperava che almeno nei momenti di delirio, che gli regalavano i più improbabili miscugli di liquori, sarebbe riuscito a non pensare a lei.
Ma questo non accadeva mai, anzi sembrava che il suo dolore continuasse a crescere giorno dopo giorno, e sentiva la mancanza di lei divenire sempre più devastante.
La poca anima che era rimasta in lui, era tormentata, non riusciva a darsi pace, avvertiva la mancava qualcosa, e non solo di lei, era qualcos'altro quello di cui sentiva bisogno.risposte ecco cosa mancavano delle risposte ai suoi mille dubbi .
Nonostante tutto grazie alle sue pazienti cure le piantine continuavano a crescere.
Ci furono giorni in cui lui andò sotto casa sua, o sotto al suo posto di lavoro, e aspettava che uscisse, a volte era sola, a volte abbracciata al suo uomo, era sempre bellissima, e il suo volto era luminoso.
Alcune volte, fu tentato di fermarla, e di parlarle, ma non lo fece mai, era troppo innamorato di lei, e aveva troppo paura di quelle risposte che in cuor suo avrebbe però voluto.
Un giorno trovò da solo quello che tanto aveva cercato, e si maledisse di averlo trovato.
Stava rileggendo per l'ennesima volta le sue lettere, quando ad un certo punto si fermò su di una frase che, nel momento in cui l'aveva ricevuta, gli aveva fatto provare una sconfinata tristezza per quella splendida persona.
"Sai gli uomini mi hanno sempre usata, e se non mi usavano per fare sesso, mi usavano per fare la bella statuina, per farmi vedere agli amici e portarmi in giro,mi tenevano sotto una teca come un oggetto, e niente più.E' per questo motivo che ho chiuso il mio cuore e non ho fatto più avvicinare nessuno, ed è sempre per questo che non voglio, e non so, più amare."
Rimase agghiacciato dal pensiero che subito gli balenò nella testa, ora iniziava ad essere tutto terribilmente troppo chiaro.
Lo aveva usato, ecco cosa aveva fatto.Aveva fatto in modo che s'innamorasse perdutamente di lei, che perdesse la testa per lei, e infine lo aveva lasciato, ed ora capiva il perché di quel suo viso luminoso e soddisfatto.
Aveva ottenuto la sua vendetta, aveva atteso pazientemente, e quando al momento opportuno le si era presentata l'occasione, era riuscita finalmente ad avere la sua rivincita.
Non poteva credere di essere stato solamente una pedina del suo perfido gioco, continuava a ripetersi che non era possibile, no, non poteva essere vero, soprattutto dopo tutto quello che si erano detti e scritto, non poteva essere così.Ma si accorse che si stava prendendo in giro, e che stava solamente cercando d'autoconvincersi, perché non voleva accettare l'unica e sola verità che si trovava nascosta in quella frase.
Quel giorno l'ultimo barlume della sua anima smise di bruciare, e si spense lentamente.
Circa una settimana dopo, un pacco le venne consegnato dove lavorava, capì subito che era da parte di lui, e un po' la sorprese, erano passati due mesi, ed era certa che oramai l'avesse dimenticata.
Lo aprì e dentro trovò un libro, era avvolto in un foulard di seta grezza color viola, sciolse delicatamente il nodo per non rovinare la stoffa, lo aprì e dopo aver letto la dedica, usci dall'uffcio correndo , mentre lo sguardo stupito dei colleghi la seguiva fino alla porta d'ingresso, e uno di loro aggiunse"Te l'avevo detto che quella non c'è tutta di testa."
Si chiuse in macchina e iniziò a sfogliarlo, e pagina dopo pagina, sentiva una fitta al cuore sempre più forte sempre più dolorosa, sembrava che una lama ad ogni parola che leggeva, penetrasse sempre più a fondo dentro la sua anima,le lacrime bagnarono la carta ruvida delle pagine, e quando poi tornò indietro a rileggere la dedica, un breve scritto in latino, capì dell'errore che aveva commesso.

Carme VIII

Misèr Catulle, dèsinas inèptìre,

et quòd vides perìsse perditùm dùcas.
Fulsère quondam càndidi tibì sòles,
cum vèntitabas quò puella dùcèbat,
amàta nobis quàntum amabitùr nùlla.
Ibi ìlla multa tùm iocosa fíèbant,
quae tù volebas nèc puella nòlèbat.
Fulsère vere càndidi tibì sòles.
Nunc iam ìlla non vult: tù quoque, impotèns, nòli,
nec quaè fugit sectàre, nec misèr vìve,
sed òbstinata mènte perfer, òbdùra.
Valè, puella, iàm Catullus òbdùrat,
nec tè requiret nèc rogabit ìnvìtam.
At tù dolebis, cùm rogaberìs nùlla.
Scelèsta, vae te! Quaè tibi manèt vìta?
Quis nùnc te adibit? Cùi videberìs bèlla?
Quem nùnc amabis? Cùius esse dìcèris?
Quem bàsiabis? Cùi labella mòrdèbis?
At tù, Catulle, dèstinatus òbdùra.

Capì che aveva scelto la persona sbagliata per mettere in atto il suo folle piano di rivalsa, capì che non avrebbe dovuto prendersi gioco proprio di lui, capì che quella persona era stata davvero l'unica ad essere sincera, quando le disse che l'amava più della sua stessa vita.Stava tremando e singhiozzando, e sperò che non fosse troppo tardi per potergli almeno chiedere scusa, per farsi perdonare del male che gli aveva fatto.

Sul monitor apparve la scritta

Con questa operazione tutti i dati presenti sull'unità verranno completamente rimossi e andranno persi

Continuare [S] [ N]

Pigiò in sequenza il tasto S e poi INVIO

L'indicatore di percentuale iniziò a salire lentamente.

Formattazione del disco rigido in corso attendere..

Quando il lungo processo fu terminato chiuse tutto.
Staccò il telefono e il cellulare, e prima di spegnere la luce , prese un libro di poesie dalla sua fornita biblioteca.
Si avviò verso la camera, sul letto un vassoio, sopra vi erano una bottiglia di vino, una scatola con dei tranquillanti e un piccolo taglierino, sul cuscino accanto al suo invece giaceva ancora quella bellissima rosa blu.
Si distese e dopo aver bevuto qualche sorso di vino iniziò a sfogliare il libro.

.."Quando nel suo torpido languore, su questo pianeta,
lascia talvolta cadere una lacrima segreta,
un pio poeta, del sonno odiatore,
nel cavo della sua mano raccoglie quella lacrima frale,
dai riflessi iridati come un frammento d'opale,
e lontano dagli occhi del sole, la nasconde nel suo cuore."...

.."Mollemente cullati sull'ala
del turbine intelligente,
in un delirio parallelo,
fianco a fianco navigando,
sorella, fuggiremo senza riposo
verso il paradiso dei miei sogni!"...

.."Avremo letti ricolmi di lievi odori,
divani prodondi come avelli,
e, sopra le mensole, strani fiori,
dischiusi per noi sotto cieli più belli."...

Adorava quel poeta, e quei versi, li sentiva parte di se.
Sorseggiava lentamente dal calice di cristallo, quel nettare rosso , sentì i sensi che iniziarono ad intorpidirsi, e prese la sua ultima decisione.
Buttò giù quattro di quelle compresse, e prima che il sonno prendesse il sopravvento, recise i suoi polsi.
Non avvertì dolore quando la lama lacerò la pelle, non provò nessuna emozione quando sentì il sangue caldo e denso scivolargli lungo la mano e avvolgergli le dita.Rimase come ipnotizzato dal colore che quella linfa vitale aveva.
Chiuse gli occhi e prima di perdere conoscenza il suo ultimo pensiero andò stranamente a quei semini.
Quella stessa sera i semi della "Mirabilis jalapa", comunemente chiamata "Bella di notte", diedero i loro frutti. Sarebbe bastato che si fosse sporto al davanzale, e avrebbe visto che i loro fiori erano sbocciati.
Sarebbe rimasto incantato dal loro giallo intenso e dal loro profumo pungente.
Per loro solo la notte, al mattino, alle prime luci dell'alba, si sarebbero richiuse, e avrebbero atteso nuovamente l'arrivo delle tenebre, come se volessero nascondersi agli occhi del mondo.
Proprio come quel folle amore, che mai e poi mai avrebbe potuto avere la forza per sopravvivere alla luce del giorno, perché nessuno mai sarebbe riuscito a comprendere la sua inafferrabile bellezza.
Stava piangendo, per la prima volta stava versando delle lacrime, lacrime di rabbia e dolore.
Aveva perso il suo più valido avversario, lo aveva messo mille volte alle corde, ma lui era riuscito sempre a rialzarsi, e a trovare la forza di sfidarlo nuovamente.
Erano di rabbia perché non si era accorto che un insignificante essere umano, per ottenere la sua rivincita, gli aveva dato scacco matto.
Le lacrime e la rabbia svanirono subito, e sorrise quando pensò che la prossima mossa, sarebbe toccata a lui, ed era certo che, da quella nuova sfida, l'avversario ne sarebbe uscito distrutto .
Quella sarebbe stata la sua personale rivincita, sua e di nessun altro, e avrebbe dedicato la vittoria a quello che era stato, per troppo tempo, considerato il primo degli sconfitti.

EPILOGO

Si racconta che Ginevra continuò ad entrare in quella room, non parlava con nessuno, sperava in cuor suo di poter trovare ancora tra i vari nick anche il suo.
Il due ottobre dell'anno seguente, alcune persone narrano che per un breve istante il suo nome comparve.e che il suo ultimo messaggio dicesse.
"Amore mio.sogno mio.non importa la forma, ma io ti sarò sempre accanto, e non ti lascerò mai sola.e quando ci ritroveremo .sarà per sempre."
Dopo qualche secondo scomparve.
Nessuno seppe dire se si era trattato di uno scherzo di pessimo gusto di qualche abile hacker, o se una tempesta elettromagnetica avesse alterato il funzionamento dei server, ma da quel giorno il nome di Lancillott non apparve mai più.
Ginevra lasciò quel triste ufficio, e divenne un'affermata poetessa, e la dedica sul suo primo libro fu
"Al mio dolce cavaliere, che mi è e mi sarà per sempre accanto."
Forse questa è solamente una delle tante leggende metropolitane, che si raccontano nei vari internetcafè,
per mettere in guardia i novelli navigatori ,dalle insidie che si nascondono tra i meandri della grande rete.
Non so neppure dirvi io dove inizi la leggenda e si fermi la realtà.posso solamente dirvi che ero presente quella notte, quando il nome di Lancillott apparve per l'ultima volta in quella room.
E spesso mi sembra di avvertire la sua presenza quando, ancora tutti noi, ci troviamo a discutere di Seneca.
Che sia realtà o fantasia, non spetta a me delimitarne i confini, ma sono convinto che un giorno si ritroveranno.



Carme VIII

Povero Catullo, smetti di fare il pazzo.
E perciò considera perduto ciò che è perduto.
Splendettero per te un tempo giorni splendenti,
Quando andavi dove la ragazza ti portava
amata da te come nessuna è stata amata.
Accadevano là quei molti atti d'amore,
che tu volevi e lei non disdegnava,
risplendettero per te giorni veramente splendidi.
Ora già non vuole più:tu non potendo fare niente non volerlo,
non correre dietro a lei che fugge, non vivere miserabilmente,
ma resisti ostinatamente, tieni duro.
Amore mio addio. Catullo già resiste,
Non ti cerca, non ti supplicherà se tu non vuoi.
Sciagurata, guai a te, che vita ti rimane?
Quale uomo ti cercherà ora? A chi sembrerai bella?
Chi amerai ora, di chi si dirà che tu sia?
A chi i tuoi baci darai a chi le labbra morderai?
Catullo risoluto resisti.

inviata da: Lancillot, mercoledì 8 febbraio 2006

 

 

 

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