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Fine di un amore

La fioca luce dei lampioni dipingeva di un colore giallastro la neve che era caduta nel tardo pomeriggio quando d'improvviso la temperatura si erta abbassata di quindici gradi in meno di venti minuti.
La neve venne accolta come uno straordinario evento e aveva lasciato tutti un sorpresi, perché non era mai accaduto che nevicasse prima della metà di dicembre.Nei bar dei vari paesi si erano radunati in crocchi i soliti ben informati che iniziarono interminabili discussioni condite inevitabilmente dai soliti intramontabili luoghi comuni. Gabriel aveva quasi finito di lavorare, era esausto, non ne poteva più di tutta quella gente, di tutto quel vociare, si era alzato presto quella mattina , e adesso voleva solamente andare a farsi un doccia calda, bollente, e lasciare che questa sciogliesse tutta la sua tensione e che il vapore portasse via anche la sua stanchezza.
Avrebbe voluto rimanere chiuso in casa a leggere uno dei suoi lunghissimi libri, ma già a causa del lavoro si era perso quando la neve scendeva fitta e morbida, e adesso non voleva proprio rinunciare allo spettacolo di godersi la costa e la spiaggia imbiancate da un morbido scialle di neve.
Prima di uscire notò che la colonnina di mercurio segnava quattro gradi sotto lo zero, decise quindi di coprirsi bene e di infilarsi oltre che al pesante cappotto di cachemire nero, anche un bel paio di guanti di pelle.Li prese dal cassetto e prima di infilarli inspirò profondamente.Gli piaceva il profumo della pelle, e anche il rumore di quando li sfregava tra loro, lo adorava.
La strada era pulita, gli spazzaneve erano già intervenuti con tempestività e avevano già reso agibile la quasi totalità delle arterie principali ed una buona parte di quelle secondarie, decise quindi di prendere la macchina, aveva voglia di andare prima a bere qualcosa giù in centro, chiuse lo sportello e dopo aver tolto il sottile velo di neve dal parabrezza, accese il riscaldamento e mise in moto.
Le strade erano semideserte, la maggior parte della gente aveva preferito rimanere a casa quella sera.Si era alzato un vento gelido che s'insinuava attraverso i pesanti vestiti, sul suo viso gli pareva che si stessero conficcando centinaia di piccoli spilli, sentiva la pelle delle guance che iniziava ad irritarsi e affrettò il passo mentre il vento che aumentava d'intensità gli scompigliava i lunghi capelli.
Chiuse velocemente la porta dietro di se.Il locale era quasi vuoto solamente due tavolini erano occupati, si avviò verso il bancone, e con un sorriso cordiale trovò Agnese ad accoglierlo come ogni sera.
Da quando era finita la loro storia andava a trovarla praticamente ogni sera, era molto affezionato a lei, era una bravissima ragazza, solo che era capitata nel momento sbagliato.Lei aveva intuito che la cosa non avrebbe potuto funzionare, ma si accorse anche che lui avrebbe lasciato che le cose si trascinassero avanti nel tempo, e che lei per quanti sforzi avesse fatto non sarebbe mai riuscita ad arrivare alla parte più intima e profonda della sua anima.Lui aveva eretto un muro che nessuna era riuscita a penetrare.
Così si lasciarono prima che la rabbia e l'esasperazione potessero contaminare e intaccare la loro amicizia, un'amicizia sincera e profonda che risaliva ai lontani tempi del liceo e delle occupazioni studentesche.
Dopo che Agnese gli ebbe preparato il solito bourbon, prese il bicchiere e si avviò verso il tavolo dove era solito sedere. Stava sfogliando il giornale quando all'improvviso una folata di aria gelida lo investì e lo costrinse ad alzare lo sguardo per vedere chi fosse il coraggioso che aveva avuto la brillante idea di muoversi mentre alla radio le previsioni consigliavano vivamente di non mettersi in viaggio a causa dell'arrivo imminente di una tormenta di freddo, neve e gelo che stava scendendo dal nord del paese, e che avrebbe investito in pieno la costa prima dell'alba.
La colonna che aveva davanti gli impedì di vedere chiaramente la figura che entrò velocemente nel locale, tornò allora alla lettura del quotidiano.Ma staccò gli occhi da quelle pagine non appena un profumò che gli era familiare stimolo i suoi sensi facendogli così alzare gli occhi alla ricerca di quella persona che lo indossava.
Era seduta dietro di lui, avvolta in un impermeabile lucido di pelle nera, e stava ordinando da bere.
Poteva vederla solo da dietro, snella e longilinea, con lunghi capelli biondi che scendevano oltre le sue spalle raccolti in una coda.
Mentre era intento a studiare quella figura lei si voltò, e lui visibilmente imbarazzato, distolse immediatamente lo sguardo, e torno con gli occhi sul giornale fingendo interesse per le notizie.
Ma non passarono più di due minuti e gli occhi si mossero nuovamente verso di lei.
Ad attenderli, sul viso di lei, un enigmatico sorriso.
Ma questa volta non si fece cogliere impreparato, e le sorrise di rimando sostenendo il suo sguardo.
"Ha avuto un bel coraggio ad uscire con un simile tempaccio.."
Disse lui con fare cordiale.
"bhe vedo che anche lei ha preferito la compagnia di un buon bicchiere di whyski, piuttosto che le accoglienti mura di casa", aggiunse poi, con voce ferma e distaccata, prima che lui potesse controbattere ".avevo un appuntamento al quale non potevo assolutamente mancare."
"Mi creda l'importante è che questa notte non si faccia cogliere impreparata lungo la strada, alla radio hanno appena detto che quella che si scatenerà questa notte sarà la peggior tempesta di neve degli ultimi quindici anni."
Rispose senza troppo apparente entusiasmo, ma in realtà era rimasto profondamente colpito da quegli occhi color smeraldo incastonati, come splendide gemme preziose, in un viso dai lineamenti secchi, in contrasto con le linee morbide delle sue labbra.
Terminò così la loro conversazione, accese una sigaretta e ordinò un altro bicchiere di quel magnifico liquore ambrato.Era una di quelle notti in cui avrebbe voluto sbronzarsi fino allo sfinimento, il passato continuava a stringerlo in una morsa di pensieri che gli dilaniavano l'anima, avrebbe voluto bere fino a sfinirsi, fino a quando non fosse riuscito a scacciarli.
Agnese fortunatamente vegliava su di lui, lo conosceva bene e sapeva esattamente quando stava per superare il limite, così non appena se n'accorgeva gli strappava le chiavi dalle mani e lo riaccompagnava a casa prima che s'infilasse in uno dei suoi soliti casini.
Ma quella sera Gabriel aveva deciso che avrebbe compreso da solo quando sarebbe stato ora di smettere, anzi aveva già deciso che dopo quel bicchiere sarebbe tornato a casa.
Mentre si stava avvicinando al bancone sentiva lo sguardo di quella donna misteriosa sempre fisso su di lui, e questo lo metteva a disagio.
Sentì il primo sorso il liquore bruciagli nella gola fino ad arrivare giù al centro dello stomaco, attraverso il bicchiere i suoi occhi rimanevano fissi dentro a quelli opalini e misteriosi che ora si trovavano proprio davanti a lui.Non gli piaceva quella situazione, lo aveva avvertito nel momento preciso in cui quel profumo, che la donna lasciava nell'aria, lo aveva fatto ripiombare in mezzo a fiumi di emozioni e ricordi e lontani quindici anni, sensazioni delle quali avrebbe volentieri fatto a meno specie prima di una probabile notte di tempesta.
Pagò il conto e augurò la buona notte ad Agnese, ma prima di uscire si rivolse alla ragazza.
"Spero che arrivi in tempo per il suo appuntamento e che riesca a trovare la persona che cerca.Le auguro una buona serata."
"Grazie, ma non manco mai agli appuntamenti, anzi questa sera non solo sono in anticipo, ma ho anche trovato la persona che cercavo."
Lui la guardò con aria perplessa, ma non volle continuare la conversazione anche perché quei due bicchieri bevuti senza aver messo nulla sotto i denti dalla mattina, avevano già iniziato ad annebbiargli i sensi.Prima di uscire si sollevò il collo del paltò e si preparò all'impatto con l'aria gelida della notte.
Camminò velocemente fino alla macchina, e mentre si sfregava le mani si accorse che aveva lasciato i guanti sul tavolino.Si maledisse, e correndo tornò verso il locale.
Entrò quasi ansimante mentre il suo respiro affannoso si trasformava in vaporosa condensa, Agnese lo guardò un po' perplessa.
" Hai dimenticato qualcosa Gabry?"
Mentre si avviava verso il tavolo notò che la donna era sparita, ma non ci fece molto caso, era tornato li per recuperare i suoi stramaledettissimi guanti di pelle.Non li trovò, eppure era certo di averli lasciti accanto al primo bicchiere.
"Agnese non hai trovato un paio di guanti qui sul tavolo?"
"No Gabry mi dispiace, sei sicuro che li avevi con te?"
"Bah ero convinti di averli presi ma probabilmente li ho lasciati in macchina, non ti preoccupare, buonanotte."
Richiuse la porta dietro di se, e riprese a camminare ma senza correre, la neve che scricchiolava sotto le sue scarpe era ormai ghiacciata, la temperatura che doveva essere scesa di almeno altri quattro gradi, l'aveva trasformata in un blocco unico di pericolosissimo ghiaccio.Si rese conto in quel momento di quanti rischi avesse corso mettendosi a correre su quella superficie insidiosa.
Si riparò dietro ad una colonna del porticato per accendersi una Marlboro, e riprese a camminare con lo sguardo fisso poco davanti ai piedi.Si sorprese a pensare al profumo di quella donna, dannazione sapeva che non lo avrebbe lasciato indifferente, aspirò avidamente il fumo, mentre le guance ormai erano arrossate da quell'aria pungente che s'infiltrava in profondità fin dentro le ossa.
Alzò gli occhi dalla strada solamente quando dovette attraversarla per raggiungere la macchina parcheggiata sull'altro lato.
Rimase sorpreso, attonito e stupito nel vedere che appoggiata alla portiera avvolta nel suo impermeabile nero c'era quella donna misteriosa.
"Scusi ma posso sapere cosa fa qui appoggiata alla mia auto"
Lei gli riservò uno sguardo distaccato e freddo, e gli porse un paio di guanti di pelle che tirò fuori dalla tasca dell'impermeabile.
"Bhe grazie per avermeli portati, ma mi scusi, come faceva a sapere che questa era la mia macchina?"
"Te l'ho detto prima Gabriel che non manco mai un appuntamento, specie se come questo l'aspetto da quindici anni."
Il suo stupore adesso era diventato ancora maggiore, e nella sua testa milioni di domande si rincorrevano.Chi era quella donna?Come faceva a sapere il suo nome?E poi quel profumo, e quel numero esatto di anni.Ma aveva detto davvero quindici anni ?Si quindici, aveva capito bene.
La sorpresa si trasformò in un'angoscia che lo bloccò all'istante, non riusciva ne a dire ne a fare nulla.
Iniziò solo a farfugliare parole incomprensibili.
"Senti-disse lei mentre un brivido di freddo scorreva lungo lòa sua schiena- forse è meglio che saliamo in macchina e andiamo a casa tua prima che ci congeliamo,cosa ne dici?"
Gabriel non riuciva a rispondere ,le parole gli si bloccarono in gola, allora fece un rapido cenno con la testa e salirono in macchina.
Durante il viaggio nella sua mente si addensarono centinaia di pensieri.
Che cosa voleva da lui quella donna?
Come faceva a sapere di quel profumo?
E soprattutto perché aveva tirato fuori quei quindici anni?
Erano solo coincidenze?Oppure sapeva qualcosa di tutta quella storia?
Ma chi poteva averglielo raccontato?
Lei no di certo, tanto meno lui.Aveva dovuto lottare contro se stesso per riuscire a tenere tutto chiuso dentro di se, per tutto quel tempo non ne aveva mai parlato con nessuno, neppure con le donne che avevano provato ad avere pazienza e che non avevano mai fatto domande era riuscito ad aprirsi, ma era troppo forte il dolore che continuava a provocargli quella ferita mai rimarginatasi.
Era quella parte di lui che Agnese conosceva, o meglio non conosceva, benissimo, era li dove aveva eretto tutte quelle barriere, attorno al suo cuore.
La tempesta lentamente stava iniziando a montare, il vento continuava a prendere forza e l'auto che procedeva a velocità sostenuta sbandava vistosamente sotto quelle raffiche poderose.La neve che veniva strappata dagli alberi vorticava furiosamente formando mulinelli impazziti che riducevano bruscamente la visibilità, ma lui conosceva troppo bene quella strada tortuosa e guidava veloce e sicuro lungo i tornanti ghiacciati.
Notò con uno sguardo che lei stava continuando a fissarlo fin da quando si era seduta accanto a lui, ma non era uno sguardo interrogativo o curioso anzi, sembrava che lo conoscesse da sempre.
Non stava prestando la minima attenzione alla furia del vento, sembrava quasi che fosse in attesa delle milioni di domande che gli stavano passando per la mente, e che avesse già pronta una risposta per tutte quante, ma fecero il viaggio senza parlare, e il vento che mugghiava fu l'unico suono che riempì quell'irreale silenzio.
Arrivarono nella piazzetta davanti alla casa, parchèggiò spense le luci e il motore e scesero incamminandosi verso l'entrata.
Quando furono sulla porta lui si fermò e con voce dura e ferma chiese:
"Cosa significa tutto questo?"
Ma rimase turbato quando incontrò i suoi occhi.Quello sguardo.Dio lo conosceva benissimo!
Lo aveva tormentato ogni notte, di quei quindici anni, in cui si era risvegliato in preda agli incubi.
Ma lei non si fece intimorire da quella voce forte e ferma.
"Ti fidi di me Gabriel?"
Non riuscì a dirle di no, quello sguardo lo stava penetrando nel profondo, e stava annientando tutte le sue difese.
La casa era immersa nell'oscurità e nel silenzio, all'interno l'aria era secca e fredda.
Stava per accendere la luce quando lei prendendolo per mano lo fermo, e gli chiese se potesse esaudire un suo desiderio accendendo il fuoco del caminetto.
Non obbiettò a quella che gli parve una richiesta sensata, poiché oltre che ad illuminare avrebbe riscaldato anche l'ambiente.
Mentre era indaffarato con la legna ed i fiammiferi, lei si avvicinò alla vetrata e spalancò le tende, appoggiò una mano sul vetro e avvertì il freddo intenso che proveniva da fuori.
La vista del lago che si poteva godere da quel punto della casa, nelle giornate limpide e chiare, era impareggiabile.Le noti d'estate poi sembrava quasi che si potessero sfiorare le stelle solamente alzando una mano.
Fuori aveva preso nuovamente a nevicare, e lei rimase incantata a guardare quei fiocchi morbidi e candidi cadere sempre più fitti, nessuno avrebbe mai pensato che da li a qualche minuto quella che pareva un'innocente nevicata si sarebbe trasformata in una vera e propria bufera.
Mentre osserva quei fiocchi scivolare nel buio della notte, i suoi occhi si velarono di lacrime che riuscì a malapena a soffocare sul nascere.
La stava guardando mentre accanto a lui il caminetto iniziava ad animarsi con un fuoco scoppiettante, non sapeva più a cosa pensare, aveva rinunciato a capire, aveva deciso che si sarebbe fatto trascinare dagli eventi, lasciando così da parte l'ultimo briciolo di razionalità che gli era rimasto.
Quando si voltò verso di lui noto che stava tremando, allora la invitò a sedersi vicino a lui in modo che si potesse scaldare accanto al fuoco, ma lui non poteva immaginare che in realtà non tremava affatto per il freddo.
Avanzò lentamente verso di lui, attraversò la stanza e la sua figura venne avvolta dalla tenue luce che fiamme che stavano emanando. S'inginocchio accanto a lui sul tappeto, prese il suo viso tra le mani e lo baciò delicatamente sulle labbra..
Gabriel ora non capiva davvero più nulla, quegli occhi, quel profumo, quel bacio, quelle labbra così morbide.Tutto gli sembrava così familiare.
Stava per farle una domanda, ma lei prontamente lo interruppe posandogli un dito sulle labbra.
"Per questa notte ti prego nessuno domanda.Fidati di me."
I vestiti scivolarono via lentamente, si amarono con passione trasporto e dolcezza, mentre le fiamme illuminavano le gocce di sudore che imperlavano e percorrevano i loro corpi uniti da quell'abbraccio sensuale ed armonioso.
Si persero l'uno negli occhi dell'altro, e si abbandonarono ai loro sensi fino a raggiungere i confini più estremi della passione e dell'amore.
Aveva appoggiato il viso accanto al suo, quando ad un tratto avvertì la sua guancia inumidirsi, e riconobbe il freddo di una lacrima.
Carezzò teneramente il suo viso e la sua barba morbida e canuta, ma Gabriel cercò di sfuggire a quella carezza volgendo lo sguardo dalla parte opposta, ma lei con un gesto delicato lo riportò verso di se.
I suoi occhi erano gonfi ed arrossati, stavano trattenendo ancora una volta quelle lacrime che erano li appese da troppo tempo ormai, quindici anni erano davvero troppi per chiunque.
Lo strinse a se, con il viso appoggiato al seno, lo abbracciò lo baciò sulla fronte carezzandolo e lasciò che finalmente tutta quella tristezza scorresse fuori da lui.
Erano ormai le ultime ore di buio, presto la notte si sarebbe ritirata, intanto il fuoco si era appena sopito e la brace incandescente crepitava allegramente.Ogni tanto ancora qualche piccola fiammella provava a ravvivarsi ma dopo aver disegnato sui loro corpi, avvolti in un morbido piumone, alcune ombre bizzarre ed irregolari, si spegneva timidamente sollevando uno sbuffo di cenere.
Stavano guardando entrambi il soffitto buio quando lei si girò e gli disse:
"Gabriel sai perché sono qui vero?Hai capito perché sono venuta?"
Attese qualche secondo prima di rispondere, inspirò profondamente poi senza pronunciare nessuna parola si limitò ad annuire.
"Allora ti prego Gabry, dammi retta salvati, ti prego, te lo chiedo per favore, so che puoi farlo, ti manca così poco!!!"
Ma lui, che nel frattempo aveva socchiuso gli occhi, rimase in silenzio.
"Dannato testardo.Ti basterebbe dire quelle due parole."
Allora riaprì gli occhi, la guardò, e le sorrise mentre baciava le sue mani.
"Non posso.lo sai che non posso."
Si voltò dall'altra parte ed iniziò a piangere.Aveva sperato fino all'ultimo che riuscisse a dirle,Aveva fatto tutto il possibile perché lui riuscisse a salvarsi, non voleva portarlo con se, si era innamorata di lui nel corso di quegli ultimi quindici anni in cui lo aveva pazientemente seguito , osservandolo da lontano con discrezione, senza così mai lasciarlo davvero solo.
Ma si era accorta che per quanti sforzi facesse, lui non riusciva a guarire da quel dolore che ogni giorno lo divorava sempre più in profondità.
Decise allora di intervenire di persone, andando così contro a tutte le regole.
Ma si sa, come dice un vecchio adagio, che l'amore non conosce regole.
Aspettarono l'alba rannicchiati sulla poltrona davanti alla vetrata.
La tempesta aveva esaurito la sua violenza durante lo scorrere lento della notte, e alle prime luci il cielo, ancora carico di nuvole, svelò il suo grigiore.Il vento si era placato e il paesaggio era quieto e riposava sotto una spessa coltre bianca, immacolata.
le acque del lago invece erano ancora leggermente agitate, e le onde coloravano la sua superficie di diverse sfumature grigio-verde.
Erano rimasti abbracciati ad aspettare l'arrivo del nuovo giorno senza dire una parola.
Si sciolse da quell'interminabile abbraccio e rimase ad osservare per qualche minuto Gabriel, che nel frattempo si era addormentato.Sul suo viso aveva un'espressione di pace, non avrebbe mai voluto svegliarlo, ma non poteva trasgredire nuovamente alle regole, e non avrebbe neppure potuto andarsene e lasciarlo nuovamente da solo, sarebbe stato straziante per entrambi.
Si fece coraggio, e dopo un lungo sospiro, baciandolo sulla guancia gli sussurrò dolcemente all'orecchio:
"E' ora di andare Gabriel."
Apri gli occhi lentamente e quando la vide, sorridendo le disse:
"Allora non è stato un sogno..Dio quanto sei bella"
Si alzò e dopo essersi stiracchiato andò a prepararsi.
Quando tornò la vide assorta che stava nuovamente osservando quel panorama.
"sono pronto." Disse lui, facendola così trasalire dai pensieri in cui era immersa.
Si morse le labbra e strinse i pugni, sperava che avesse trovato la forza per dire quelle due maledette parole, ma non lo fece.
Si voltò e si sforzò di sorridergli, ma fu una smorfia di tristezza quella che disegnarono le sue labbra.
"Bene allora si va."aggiunse senza troppo entusiasmo.
Stavano per aprire la porta quando ad un tratto le disse:
"Aspetta."
Lei ora stava pregando che lui riuscisse a dirle finalmente "Ti Amo", e anche se cos' lo avrebbe perso per sempre, sapeva che almeno si sarebbe salvato, e che finalmente sarebbe stato nuovamente capace di amare qualcun'altra.
Non perché non ne fosse più capace, ma perché in quei quindici anni ,non era stato capace di smettere di amare quella ragazza che andandosene via così all'improvviso dalla sua vita gli portò via tutto.
Si voltò verso di lui e i suoi occhi si erano animati nuovamente di felicità a e gioia.
"Dimmi pure."allora aggiunse.
"No nulla credevo di aver dimenticato i miei guanti, ma invece erano qui nella tasca."
La speranza che aveva animato il suo sguardo scomparve immediatamente.
Prima di stringere la maniglia, si aggiustò il collo del cappotto e tirò verso di se la porta.
Furono investiti da una luce e da nun riverbero accecanti, la prese per mano, la strinse forte e sorridendo disse semplicemente
" Andiamo.."
E fu così che Gabriel conobbe "Fine di un amore", quello era il nome della donna che comparve durante una notte tormentata da una tempesta di neve, e che poi scomparve il giorno dopo, proprio come la neve, all'arrivo del primo raggio di sole.

inviata da: Lancillot, mercoledì 8 febbraio 2006

 

 

 

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