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L'ultimo volo

Il bosco stava lentamente ritornando alla normalità, l'odore del muschio e dei ginepri bagnati si spandeva nell'aria, mentre grandi felci iniziavano finalmente a ritrovare il loro vigore, dopo che l'incessante pioggia le aveva piegate, donandogli un'espressione innaturale...
Il violento temporale che si era scatenato durante l'arco delle tre notti precedenti si era oramai placato...
Il silenzio nuovamente regnava tra i vecchi alberi, interrotto solamente dal clangore della caduta di qualche malridotto tronco, sradicato dalla furia del vento, che ora giaceva contorto, con i rami spezzati e protesi verso il cielo, tra le sterpaglie del sottobosco...
La luce del sole non riusciva ancora a passare attravero la coltre grigia delle nuvole che erano rimaste nella coda del temporale...
Probabilmente il cielo si sarebbe rasserenato solo verso tarda sera....
Qualche bagliore faceva intendere che la tempesta aveva trovato ancora una volta la forza di scaricare la sua energia, ma erano lampi lontani dei quali non si udiva neppure il boato dei tuoni...
Il peggio era passato...
Il fragore provocato dall'impeto con cui le onde s'infrangevano lungo la costa, sembrava non avesse intenzione di diminuire, le acque del lago erano divenute torbide e grigie, e il colore azzurro di cui risplendeva nelle giornate di sole, sembrava essere solamente un lontano ricordo...
Le ombre della sera iniziavano ad avanzare, i rintocchi delle campane venivano trasportati attraverso il lago, dal leggero vento che si era alzato, e che aveva spazzato via le ultime nubi rimaste, la sera si prospettava fredda e stellata...
Tra i continui rumori della foresta e delle acque del lago, solo un orecchio attento avrebbe potuto udire quel flebile grido....in una nascosta insenatura, tra alcuni massi, una piccola creatura ferita e stremata, giaceva tra quelle rocce da due giorni, era un giovane gabbiano.Durante la prima notte di tempesta era rimasto ferito, un masso lo aveva travolto spezzandogli entrambe le ali, ed ora non riusciva più a muoversi, e a librarsi in volo.
La mancanza di cibo lo aveva indebolito ulteriormente, e piano piano la speranza che qualche suo compagno lo aiutasse, l'aveva abbandonato, e aveva lasciato spazio alla disperazione e alla tristezza di una morte oramai inevitabile...Le ferite erano profonde e forse se anche fosse riuscito a sopravvivere agli stenti della fame, non sarebbe stato mai più in grado di volare...
No no, piuttosto avrebbe preferito morire, non avrebbe potuto mai concepire una vita senza il volo, aveva ancora voglia di spiegare le sue magnifiche ali...Si, piuttosto una morte lenta e dolorosa, ma non voleva che le sue splendide piume non vibrassero più al soffio gentile del vento...
Era accasciato sulla riva fangosa, riusciva a muovere il capo a stento, e non riusciva a vedere più il suo amato cielo, neppure le stelle che tremavano nella notte.I suoi occhi era fissi sulle acque del lago, e notò che si erano improvvisamente calmate , una leggera e umida nebbiolina si era alzata dalla superficie, e aveva inghiottito il paesaggio tutt'intorno...
La foresta era divenuta improvvisamente silenziosa, e in lui si fece largo la paura...i suoi lamenti cessarono all'istante...Credeva che tutto intorno a lui tacesse in segno di profondo rispetto, poichè attirata dalle sue strazianti grida , la vecchia signora era venuto a prenderlo per portarlo via con se...e allora pianse ripensando al suo ultimo volo...
Proveniva dal centro del lago quella strana luce bianca che attirò la sua attenzione, e man mano che si avvicinava si faceva sempre più intensa, ad un certo punto la nebbia iniziò a diradarsi e rimase incantato da quella visione che gli si parava dinnanzi....La luna le stava illuminando il bellissimo volto di carnagione chiara, i suoi lunghi capelli neri e lisci scendevano morbidi lungo le sue spalle, e i suoi occhi erano azzurri, azzurri e intensi come le acque del lago nelle giornate d'estate, e una falce di luna era dipinta sulla fronte e il suo sorriso era tanto dolce quanto enigmatico e misterioso...Non aveva mai pensato che potesse essere così bella e dolce la morte...chiuse gli occhi e attese il momento...L'ultima cosa che sentì fu la sua voce...dolce e suadente, parlava l'antica e potente lingua della terra, le parole che sentì furono..."Tornerai a volare...non temere ..."
Cadde in un sonno profondo, e non seppe mai dire quanto durò.Ricordava però i sogni che lo avevano accompagnato nel periodo di buio, ricordava di placidi voli e di picchiate furenti e di quando le zampe carezzavano le acque fredde del lago, di planate ardite che si perdevano in rossi tramonti, mentre il sole si adagiava dietro le montagne per andare a riposarsi ...Al suo risveglio si ritrovò in una piccola grotta, dell'antica isola incantata, non pensava esistesse veramente, aveva solamente sentito strani racconti su quel luogo magico, che si diceva essere il cuore di Gaia...
Le sue ali gli dolevano ancora, ma le ferite si erano quasi rimarginate del tutto ..Capì allora che durante il suo periodo d'incoscienza, la dama misteriosa, si era presa cura di lui e gli aveva prestato amorevoli cure affinché potesse rimettersi al più presto....e gli ritornarono in mente quelle parole..."Tornerai a volare.."
La vide ancora una volta, un paio di settimane dopo il suo risveglio, capì subito che sarebbe stata l'ultima volta, quando lei gli disse
_" Ora sta a te...sono certa che ce la farai...spicca il volo ...spiega le tue ali e vai..perché tu io lo so che vivi per volare, e non voli per vivere come fanno tutti gli altri ".
Il mattino dopo quando aprì gli occhi, non sapeva più a che cosa credere, forse era stato tutto solamente un sogno, ma il ricordo di lei era troppo forte per non essere vero...Decise di credere che tutto fosse accaduto realmente....L'inverno era orami alle porte e lì dal bordo di una rupe osservava i suoi vecchi compagni che si muovevano leggeri nello spazio immenso del cielo, mentre lui rimaneva immobile su quello spuntone...Oh...come avrebbe voluto raggiungerli, ma aveva paura di spiccare il volo....Paura che le sue ali lo tradissero, e che una volta alzatosi in volo non sarebbero state in grado di abbandonarsi completamente all'abbraccio del vento...Aveva paura di ferirsi ancora...
L'aria, ogni giorno sempre più fredda scivolava come seta sui tronchi degli antichi alberi, e come un flauto magico intonava tristi melodie, che avrebbero tenuto compagnia alla foresta per tutto l'inverno...
Ad un certo punto tra quelle strane note, gli parve di udire nuovamente la sua voce
"Apri le tue ali splendido gabbiano...distendile e vola ti prego...vola ancora più in alto di quel punto fino a cui ti eri spinto prima che le tue ali venissero ferite...Vola fino alla Luna...Vola fino alle stelle...poiché è quello il tuo posto...è quello il posto che spetta a chi come te sa ancora sognare...Non aver paura di cadere...Io sarò sempre accanto a te e seguirò il tuo volo con sguardo attento...Ti prego dispiega le tue bellissime ali e vola ancora, vola per me..."
La voce svanì all'improvviso come d'improvviso era arrivata, allora lui spostò il suo sguardo verso il lago, e dopo aver zampettato in avanti, si lanciò lungo la rupe....
Non riuscì subito a stabilizzare il volo, ed ebbe paura quando vide le rocce avvicinarsi sempre più velocemente, ma ad un tratto come per magia, le sue ali incontrarono una forte corrente ascensionale, e senza bisogno di muoverle, ma solamente tenendole ferme, fecero presa ed ora stava volando ...Non gli sembrava possibile, invece ce l'aveva fatta, ed ora erano lacrime di gioia quelle che lo stavano accompagnando verso la libertà e la vita...
Passarono i giorni e le sue ali si facevano sempre più forti e vigorose, e il suo piumaggio sempre più bello e splendente...
L'inverno era oramai arrivato, i suoi compagni si stavano radunando in gruppi,si stavano preparando per migrare verso lìisola a sud...Li avrebbero potuto nidificare e trovare riparo dalle intemperie della stagione in cui si stavano addentrando...
Dalla spiaggia li osservò mentre uno ad uno partivano , li seguì con lo sguardo fino a quando non scomparvero....Rimase solo sulla spiaggia...Non era voluto partire assieme agli altri, poiché sapeva che oramai era quello il suo posto, e solamente lì si sentiva protetto e al sicuro...
L'inverno che venne fu durissimo, il vento gelido del nord spazzava la costa, la pioggia e la neve accompagnarono incessantemente lo scorrere di quei giorni..
Il cibo scarseggiava, e lui non sempre riusciva a procurarsene a sufficienza,e diveniva man mano sempre più debole, ma non poteva lasciare il suo piccolo rifugio, sapeva che se fosse rimasto lì prima o poi sarebbe riuscito a rivederla....
Accadde durante l'ultima notte del plenilunio di fine inverno...Fu la notte più fredda degli ultimi cento anni...Spirava forte il vento, e spazzava il cielo rendendolo terso come mai fino ad allora, le luci delle stelle illuminavano il manto scuro della notte e adornavano come perle l'argentea luna che si specchiava sulla calma superficie del lago...
Si svegliò e alzò il capo intirizzito...allora volse gli occhi al cielo e rimase stupito da tanta bellezza...Per un attimo provò sgomento, e si senti piccolo di fronte a tanta immensità....
L'aria gelida attraversò le sue piume, il freddo gli penetrò fin dentro le ossa...
Scosse il capo, e con un veloce frullo d'ali spiccò il volo..
Saliva in alto e sentiva le sue forze venirgli sempre meno, ma continuò a salire...verso la luna verso le stelle...
Era lì che voleva arrivare ...Era li che forse lei lo aspettava...
Le sue ali maestose si muovevano dolcemente mentre fendevano l'aria sempre più gelida...
Sembrò immenso quando attraversò il fascio di luce che la luna gettava sulla foresta, e per un attimo n'offuscò la bellezza...
Continuò a salire, e dentro di se pensò che non erano poi così distanti le stelle e la luna...
All'improvviso gli parve di udire un lontano richiamo, si voltò verso il lago per l'ultima volta, e laggiù, proprio su quella rupe, dove aveva imparato nuovamente a volare, la rivide...Il suo sguardo era triste ma sempre bellissimo, nonostante lacrime di giada rigassero il suo viso...Decise che per lei, e solamente per lei avrebbe continuato a volare, anche se quel volo li avrebbe separati per sempre, solo per lei avrebbe continuato a rincorrere i suoi sogni,anche se questi lo avrebbero fatto soffrire,ma sapeva che non l'avrebbe mai dimenticata.perché grazie a lei era tornato a volare.. e per lei infine intonò un dolce canto...
Ancora oggi, durante l'ultima luna piena dell'inverno, capita spesso di trovare lungo la costa, numerose persone che scrutano il cielo, speranzose di rivedere ancora una volta quello splendido gabbiano, per potergli così affidare i loro sogni e le loro speranze, in modo che lo accompagnino in quel suo ultimo volo, verso la luna ...verso le stelle.

inviata da: Lancillot, mercoledì 8 febbraio 2006

 

 

 

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