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L'unica ragazza per me

La pioggia continuava a cadere a terra con forza, battendo sul cemento, i passanti continuavano a camminare con i loro ombrelli colorati, le macchine sfrecciavano ancora nelle pozzanghere, Martina continuava a battere i denti per il freddo, stringendo le maniche del suo pullover giallo limone, e il grigio della città era lo stesso di un attimo prima, lo stesso di prima, nonostante per lui fosse tutto così profondamente cambiato. Il mondo non si accorgeva di lui, e continuava a correre.
La vita continua anche senza lei, pensò Mattia, cercando di individuare la vecchia Alfa Romeo rosso cupo nella fila delle macchine assiepate al semaforo. Poi abbassò lo sguardo.
Non c’era niente da fare, Alice se ne era andata. E questa volta non era per una vacanza improvvisa a Cortina, né per una delle sue innumerevoli fughe a Porto Santo Stefano. Questa volta era andata via sul serio.
“ Senti, Mattia…” cominciò tremebonda Martina “ Non sai quanto mi dispiace. Per me, ma soprattutto per te.”
“ Come sarà senza Alice?” domandò lui, passandosi una mano nei capelli. “ Non ricordo di aver mai vissuto senza di lei.”
“ Dai, non farne un dramma. La conosci solo dal tempo delle medie… e poi ci sono i telefoni, le e-mail… Milano non è lontana.” Rise Martina.
“ Già. Immagino che mio padre dirà lo stesso.” Annuì Mattia, chinando il capo per guardare le gocce di pioggia che si infrangevano su una pozzanghera aprendo una spirale.
“ Mattia! Mi dispiace tantissimo anche a me, lo sai, è la decima volta che lo ripeto. Ma la vita continua. Hai sedici anni, cazzo. Tutta la vita davanti. Lei sarà pure stata la tua prima ragazza seria, ma non è stata la sola, no? E’ stata una storia da ragazzini, si è trascinata per un sacco di tempo. E ora siete amici… l’amicizia non muore per la distanza.” Martina cominciava ad irritarsi. Non voleva essere lì, non voleva dover sopportare la depressione di Mattia per poi sommarla alla sua. Lei e Alice erano amiche da una vita, e lei si sentiva molto meglio del povero Mattia. Si sentiva quasi in colpa…
“ Hai ragione, Marti. Ciao… a lunedì.”
“ Ciao, Mattia. E su col morale.”
” Si…”
“ Ehi!”
“ Hai ragione.”
Lei lo guardò negli occhi per la prima volta da tanto tempo. Non era mai riuscita a sostenere il suo sguardo, al contrario di Alice.
“ Coraggio.”
“ Ehi, sono ancora vivo.”
“ Già. – sorrise vagamente- Ciao.”
Si allontanò rapidamente e ben presto non fu che uno dei tanti puntini colorati sul grigio delle pareti.
Mattia rimase sotto la pioggia battente, con le mani infilate nelle tasche della felpa zuppa d’acqua e i capelli grondanti che gli scivolavano sulla fronte.
Già… era ancora vivo. Ma com’era senza Alice, la vita? In una maniera o nell’altra, anche quando erano nemici e si odiavano alla follia, come in prima media, lei c’era stata. E quando erano stati insieme per la prima volta era stato bellissimo. L’aveva amata in una maniera assurda per un ragazzino di tredici anni, e lei aveva spensieratamente giocato con lui… in terza erano stati solo amici, e per lui era diventato un punto fermo, la sua stella polare. Le raccontava tutto, da quello che faceva con le ragazze a dove aveva in programma di andare a ballare il sabato, a come andava tra i genitori… tutto. E lei ogni tanto gli regalava una delle sue preziose confidenze… era trasparente c0me l’acqua, ma era anche piena di segreti, e adorava giocare a fare la misteriosa.

Questo racconto continua...

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inviata da: Corallina, mercoledì 8 febbraio 2006

 

 

 

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