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LA PRIMA SIGARETTA

E’ seduto sul muretto, di fronte alla chiesa. Gli occhi spenti, tristi. Lo guardo. E’ indifferente che io sia lì. Questo fa ancora più male.
Vorrei abbracciarlo, scaldarmi contro il suo petto. Non capisco se sia più pungente l’inverno o la sua imperturbabilità.
Il suo profilo è tenero, come sempre. Domanda affetto e se ne ritrae. Fa paura amare.
Non mi parla. Ha lo sguardo perso nel vuoto. Non vedo il sorriso del quale mi sono innamorata, anni prima.
Rimane immobile, non riesco a sentire nemmeno il più piccolo spostamento d’aria. Non risponde se gli urlo contro, non risponde ad una carezza.
I jeans chiari lo rendono ancora più bello in quei suoi lineamenti così complicati. La giacca è aperta e intravedo il maglione azzurro che gli ho regalato per Natale. Lo avevamo visto insieme in fiera. Il giorno dopo era già sulla mia scrivania, ricoperto da una carta rossa, natalizia.
Una lacrima scende sul mio viso. So che nemmeno il vedermi piangere cambierebbe tutto questo. Continua a tirare lunghe boccate alla sua Marlboro. La mano è rossa, per il freddo. Al polso l’orologio comprato a Londra. Ricordi più o meno felici, intensi.
Accende un’altra sigaretta, mi guarda. Scoppio a piangere. Non vorrei vederlo neanche un solo giorno così. Lui che non fuma mai, che asciuga ogni mia lacrima, che mi stringe forte quando fa freddo.
Io che indosso i suoi maglioni e lo vedo ridere perché “sono buffa”, dice. Io che canto canzoni in macchina e che lascio suonare la stessa melodia per quattro, cinque volte. Voglio sentire ogni singola parola, intensamente. Lui mi guarda, sorride, scuote la testa dolcemente. E poi mi volto verso il suo sguardo. Gli occhi espressivi, la barba incolta.
Mi accarezza il viso, passa la sua mano tra i miei capelli, li sfiora, ci gioca, li contempla. Poi mi fissa, togliendomi il fiato. La sua pelle odora di pulito, di tenerezza. Qualche piccola lentiggine vicino al naso mi fa impazzire. E’ troppo carino.

“E’ tardi”, mi dice flebilmente. “Vai a casa”. E’ tornato l’inverno a rapire i miei ricordi.
Un’altra sigaretta è tra le sue labbra. Il fumo esce chiaro da quella piccola carta arrotolata. La luce rossa, del fuoco, mette quasi compagnia. E’ la sola fonte di calore in quel groviglio di oscurità.
La cenere cade sui pantaloni, li sporca. Passo una mano sul jeans fresco, li pulisco. Ma lui mi stringe il polso. Non capisco se è per rabbia o affetto. Lo guardo. Non mi accorgo che sto piangendo. Prendo la sigaretta accesa dalle sue dita, la porto alla mia bocca e provo a fumare.
Il fumo entra presto in gola. Tossisco più volte, poi singhiozzo, piango per quella situazione irrisolvibile, per l’amore triste che sto provando con lui.Tiro sul col fiato che ho, un’altra volta. Più decisa, più orgogliosa di qualcosa che fino ad un minuto prima non sarebbe mai stata mia.
Lui mi guarda, stupito. Sa che l’ ho fatto solo per distogliere la sua attenzione.
Sto piangendo ancora. Porto le mani al volto. Mi sento grande in un solo gesto, senza significato. Ho fumato la prima sigaretta.


inviata da: DolceLaura, sabato 11 febbraio 2006

 

 

 

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