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Le stelle per te..

In macchina. Chilometri che corrono, pensieri che sempre più mi attanagliano. Ascolto canzoni e ti penso. Quanti ricordi mi passano per la testa. Piango e singhiozzo, la musica ad un volume altissimo, il rock mi entra nelle vene, mi fa piangere e urlare senza essere sentita. Il paesaggio vola via, le stelle, così luminose, mi fanno ancor più piangere perchè vorrei che tu le potessi vedere. Arriviamo in ospedale. Non ho voglia che nessuno mi tocchi, non ho voglia di sentire la sua mano o un abbraccio, mi sento sola e voglio restare così. Asciugo le mie lacrime, il viso rosso col gelido inverno comincia a schiarirsi, poi vedo Luca e Matteo, li abbraccio. Mi viene da piangere ma lui mi da coraggio. Devo essere forte, non può vedermi soffrire, non può affaticarsi, mi dice Matteo, dandomi coraggio. Luca mi mette un camice azzurro, delle scarpine in tinta. Mi spiega la strada, vicino a quell'orologio bianco. Cammino e ho paura. Di tutto. Entro, vedo persone che stanno troppo male, mi si stringe il cuore. Poi, eccola.. è li, nel suo letto. Non mi sembra lei.. non ha il suo solito sguardo. Le prendo la mano, le sorrido, le dico che le voglio bene. Lei mi guarda, gli occhi spalancati. E’così affaticata. Sembra volermi dire qualcosa, ma le parole non escono dalla sua piccola bocca chiara. Mi guarda, continuo a tenerle la mano, la stringo forte e intanto penso.. a lei in quel letto, con mille tubi e macchine che le regalano la vita, penso a quei 5 minuti, non più, che posso trascorrere in quella stanza. Ho perso ormai la cognizione del tempo.. continuo a stringerle la mano e lei risponde piano a quella stretta. Abbassa gli occhi, sono lucidi. Una lacrima è nell'incavo del suo occhio, ma non scende. E’difficile anche piangere. Sento, attraverso una macchina, il suo respiro. E’una sensazione struggente, mai l'avevo provata prima. E lei è lì, tutta sudata, avvolta da un lenzuolo bianco, fragile e tenera. Sembra volermi dire qualcosa, non mi fissa più. Sento che le sue parole sarebbero queste: non vorrei che mi vedessi così. Ma intanto stringe forte quella mano e io sono contenta d'averle detto che le volevo bene. Minuti interminabili, dove la vita ti passa accanto. Minuti nei quali VIVI e senti la vita, attraverso un suo respiro. Poi sento una campanella, vicino al letto, mi accorgo di una luce rossa sul suo braccio che prima era passata inosservata. Ho paura. Ma è tutto tranquillo. Le dico: ora devo andare. Sembra stringermi più forte la mano. Le bacio il palmo, lo accarezzo. Le unghie piccole, curate, come sempre.. la mia Angela..
Esco dalla stanza, sto per scoppiare a piangere, cerco di togliere il camice blu, non ci riesco. Un'infermiera mi vede e mi aiuta, le parole si spezzano prima di ringraziarla. Esco e trovo le braccia di Michele, piango, singhiozzo, sono sconvolta. Ora non fingo più davanti ai suoi parenti, me ne frego di tutto, e piango. Michele mi abbraccia, asciugo le lacrime, vorrei solo andar via, non far vedere il mio viso a nessuno. Vorrei non dover salutare. E invece trovo sua mamma. Ha paura, anche lei. Mi guarda, mi ringrazia, le do coraggio, anche se dentro di me tremo. Poi, mi tiene la mano, me la stringe fortissimo, quasi mi fa male. Il mio cuore è in subbuglio. Arrivano Stefy, Claudio, Matteo e Silvia. Una serie di abbracci, sinceri, parole dolci, non per il momento, sentite. Matteo mi dice gli orari, io non li capisco neppure.. non so dove sono in quel momento. Inutile pensare che ogni singolo istante di questa notte sarà per lei.. ho paura. E lei è sola, lì. Vorrei tenerle la mano fino all'alba, vorrei baciarle il viso, vorrei vederla di nuovo come è sempre. Vorrei che guardasse le stelle che stasera brillavano stupendamente nel cielo, per lei..
Angela.. ti voglio così tanto bene...

inviata da: DolceLaura, sabato 11 febbraio 2006

 

 

 

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