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Tu non mangi ?

Era quasi estate. Maggio, giugno, non so, non ricordo. Ricordo che era già caldo. Jeans, maglietta a maniche corte e scarpe da ginnastica. Si, questo lo ricordo. Perciò doveva essere già caldo. Fu uno dei soliti rinfreschi fra colleghi. Prosciutto, insaccati vari e tante bibite gassate. Roba da colletti bianchi con la pancia e gli occhiali con fondi di bicchiere. Fu lì che la vidi bene. L’avevo già vista, pochi giorni prima, ma fu lì che mi accorsi di quanto fosse bella.

Era minuta, fragile, incompresa, alla ricerca di una mano amica. Vagava nel suo nuovo ufficio, tra persone mai viste e sconosciute, con dieci, cento, mille occhi puntati addosso. La sua testolina dondolava a destra e sinistra. Non sapeva dove dover guardare e dove no. Imbarazzo, vergogna, disagio, timidezza. Avrei voluto prenderla con me e portarla via da lì. Gli avrei detto : << Questo non è posto per noi. Andiamo a giocare a racchettoni al mare >>. Non ero sicuro dell’effetto che potesse fare una frase così su di lei, ed infatti non la dissi, e feci bene. Cercai invece di ridere, scherzare, giocare, non con lei, con gli altri. Se lei mi avesse visto avrebbe capito che ero un tipo così, tranquillo, simpatico, giocherellone, alla mano. Un tipo con Jeans, maglietta a maniche corte e scarpe da ginnastica.

Il suo viso era piccolo, con dei lineamenti perfetti. Due occhi grandi, neri e profondi. Le sopracciglia nere, alte e ben curate. Una bocca piccola, racchiusa tra due labbra leggermente carnose. Pochissimo trucco, quel tanto che basta per sentirsi donna come le altre. Poco e inutile. Provo ad immaginarla con e senza quel poco trucco, e nulla cambia, anzi …… è talmente facile vederla ed immaginarla senza trucco che devo ricordarmi di consigliarli di spendere meglio i suoi soldi. I capelli neri, fini, lisci, appena poggiati sulle spalle. Due spalle piccole. Una pelle liscia e leggermente abbronzata. Le mani, piccole anch’esse e ben curate. Le caviglie armoniose ed in linea con il resto del corpo. Bella. Una bellezza sincera, graziosa, accomodante. Una bellezza che induce tranquillità, armonia. Una ragazza da guardare e nulla più.

Si vede che è spaurita. E’ qui da poco. Ma i suoi movimenti sono già così sicuri. Il passo è fermo e deciso. Non cammina mai a testa bassa. Guarda tutti, risponde allo sguardo degli altri e sorride, sorride a tutti, sorride con tutti. La sue testa oscilla in tutte le direzioni e le sue mani non stanno mai ferme. Però non mangia. Gli altri fanno a gara a chi mangerà di più, ma lei li guarda, sorride e non tocca niente.

Il suo sorriso è corretto, giusto, perfetto. Non ride, sorride. E quando lo fa, le sue labbra si schiudono, gli angoli delle labbra formano un triangolino perfetto che va all’insù. Sulle sue guance si aprono due piegoline, ed all’interno nascono due fossette da bambina vispa, vivace.

Torno giù, con la sua immagine impressa nei miei occhi. Mi ha colpito. Ma è diverso. Non mi ha colpito il fascino di donna, non mi hanno colpito le curve sinuose di un corpo perfetto, o uno sguardo da gatta o uno sbattere di ciglia. Mi ha colpito qualcos’altro. Non so cos’è e non ho fretta di scoprirlo. So solo che vedo e rivedo lei, così minuta, gracile, fragile, non mangiare nulla ed allora gli scrivo : << Tu non mangi ? Non ti piacciono quelle cose ? >>

inviata da: K.Robert, martedì 8 maggio 2007

 

 

 

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