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Per te...

5 maggio 2008, ore 22:30… aspettando pazientemente il sonno

Nelle mie lunghissime notti insonni, ho avuto modo di fare tante considerazioni importanti per la mia vita. Nel silenzio di quelle ore interminabili ho conosciuto l’angoscia più profonda ma ho scoperto anche una tenerezza insospettata nei confronti di me stessa… delle mie piccole fragilità… della mia grande paura di non essere mai all’altezza di niente e di nessuno… delle laceranti sofferenze che hanno forgiato il mio carattere… e della mia anima sottile come carta velina ma allo stesso tempo ardimentosa e forte.
Ho fatto i conti con tante cose che fuggiamo di giorno, intrappolati nel turbine del lavoro, degli affetti, dei problemi e delle occupazioni della vita quotidiana. Ho guardato a fondo dentro di me, mentre il buio cancellava i contorni di tutte le altre cose e si apriva per fare spazio alle mie emozioni nascoste.
Ci sono state notti che credevo di morire schiacciata dal peso dei pensieri ed altre in cui sentivo che la vita stava usando quella veglia forzata per tornare a prendermi. Poi ho capito che la sofferenza compressa, relegata e costretta in un angolo del cuore, è un’arma micidiale che, se non siamo in grado di fronteggiare, ha il potere di ucciderci – facendoci, in primo luogo, morire dentro.
Una delle cose che ho percepito chiaramente in questo periodo di insonnia è il mio terrore di inaridire, di diventare un albero privo di linfa incapace di germogliare. Presumo che questa sia una paura abbastanza comune nelle persone dotate di un minimo di sensibilità. Una bellissima poesia che ha nutrito per anni la mia insaziabile vena romantica dice così…
<< Tutti i vostri strumenti hanno nomi bizzarri / e difficili, ma io vedo chiaro e so che in fondo sono solamente / metri e gessetti con cui misurate / e segnate - segnate e misurate / senza stancarvi /
Sfilate spilli di tra le labbra, come una sarta: / me li appuntate sull'anima / e dite: "Qui faremo un bell'orlo. / Dopo starai tanto meglio." /
Io non voglio che mi tagliate un pezzo d'anima! / Se ne ho troppa per entrare nel vostro mondo, / ebbene, non voglio entrarci. /
Sono un poeta: una farfalla, un essere / delicato, con ali / Se le strappate, mi torcerò sulla terra / ma non per questo potrò diventare / una lieta e disciplinata formica >>.
Naturalmente non ti auguro notti insonni, ma anche tu – a mio modesto parere – hai assoluto bisogno di guardarti dentro. Non come fai ora, con occhio ipercritico e severo, ma con dolcezza e accettazione serena di quello che sei.
Ribadisco e ci tengo a sottolineare il fatto che dovresti dare la possibilità a te stesso di essere felice; se in passato non lo sei stato, per svariate ragioni, non vuol dire che non potresti esserlo in futuro. Un giorno un insegnante di filosofia, strano almeno quanto competente nel suo lavoro, mi disse “Tu hai molto potenziale per essere felice, devi solo avere pazienza e credere che succeda prima o poi…”. Io il tuo potenziale lo vedo, è una mescolanza di tante cose difficili da trovare tutte in un solo essere umano… Vedo intelligenza viva e ricettiva (non fredda e matematica), vedo occhi curiosi e dotati di una luce particolare, vedo mente aperta e visione ampia nelle cose che fai, vedo capacità di giudizio critico e forte interesse alle idee e alle posizioni degli altri, vedo un uomo dall’aspetto conciliante ma dalla tempra combattiva e appassionata. E poi sento un mucchio di cose… Sento una persona fortemente segnata dal passato, con alcune cicatrici evidenti e forse ancora sanguinanti, sento un uomo forte ma poco incline alle decisioni che riguardano la sua sfera personale, sento una persona generosa e capace di grande amore che però ha molto timore di amare e di svelare se stesso, sento che hai un forte desiderio di mangiare la vita a morsi grandi e di berne tutto il succo ma hai paura che questo significhi la ricerca di qualcosa impossibile da avere, sento che vuoi qualcuno da tenere tra le braccia ma che hai il terrore di aprirle completamente perché non vuoi perdere la tua libertà anche se ti peserebbe molto restare da solo.
Mi ha fatto molta tenerezza e anche un po’ di “paura” il ragionamento che facevi oggi… perché di ragionamento si tratta… dicevi che ci si dovrebbe accontentare di comunanza di interessi, di affetto, di un buon carattere portato alla conciliazione e non all’ira, di un ambiente tranquillo in cui rifugiarsi dopo le battaglie quotidiane, di qualcuno che accetti ed accolga le cose, le presenze e le persone importanti nella tua vita, che impari a convivere con i tuoi difetti e le tue ombrosità e non pretendere a tutti i costi di essere felici o di innamorarsi (e preservare quell’amore).
Mi ha molto colpito questo ragionamento perché ho sempre pensato che fra noi due il più istintivo e passionale fossi tu. Invece mi accorgo che ciò che per me è importantissimo, ovvero camminare (a volte correre) e crescere con una persona che ami e che ti ami a fianco, per te potrebbe essere un dettaglio trascurabile… e perdonami la presunzione ma non lo è certamente.
Capisco che ci si possa illudere di essere felici nelle condizioni che ho cercato di elencare qui di sopra, ma la felicità piena è qualcos’altro. Non è un terreno pianeggiante, sicuro e privo di asperità… è piuttosto un campo di battaglia dove ogni giorno si sceglie di schierarsi dalla parte di quelli che credono fermamente che il sentimento (quello con la A Maiuscola) sia ciò che ti fa respirare e battere il cuore a dispetto di tutte le altre cose.
Il mio amatissimo nonno diceva sempre che le difficoltà che il destino aveva messo sulla sua strada (92 anni di strada impervia e piena di dolori) le aveva affrontate solo in virtù del fatto di essere innamorato di mia nonna come il primo giorno… Ed io non ho mai visto coppia apparentemente così poco assortita…
Rigido e un po’ petulante lui, molto allegra e solare lei. Pessimista fino all’ultimo giorno lui, ottimista sino all’inverosimile lei. Preciso e puntuale lui, distratta ed improvvisatrice lei. Guardingo e prudente lui, fiduciosa e precipitosa lei. Facile all’ira e temperamentoso lui, incline al perdono e più arrendevole lei. Solitario e infastidito dal baccano lui, socievole ed amante della compagnia chiassosa lei. Due caratteri che formavano una miscela esplosiva ma uniti da quel filo invisibile e robusto che cuce per sempre un cuore all’altro.
Non è mai passato un giorno senza che litigassero per qualcosa a causa delle loro differenze reciproche eppure l’unico posto in cui io mi sono sempre sentita a casa è con loro. Lì ho respirato per la prima volta l’Amore e ogni volta sapeva di buono e di incredibilmente semplice.
Se chiudo gli occhi riesco ancora a vedere il modo in cui lei lo guardava e l’espressione delicata di lui quando le parlava – anche se era arrabbiato. I loro volti si illuminavano solo quando erano insieme e tra i loro cuori lo spazio era davvero inesistente.
Ogni giorno (ed ogni notte da un anno a questa parte) ringrazio Dio di essere composta della stessa materia di quelle due persone, di avere dentro di me un’immagine molto chiara del sentimento d’Amore e un cuore capace di lanciarsi in un abisso pur di non rinnegare la sua natura. Per questo non mi sono mai pentita delle cose che ho fatto in tutti questi anni, perché tutte – ma proprio tutte – le ho fatte di pancia, credendoci fortemente e non scendendo a patti con la ragione… anche quando la testa ribolliva al solo pensiero di ciò che poteva succedere se...
Ciò che ho capito è che l’amore è impietoso come dimostra il fatto che mia nonna è sopravvissuta a mio nonno solo pochi mesi e in quei mesi lo vedeva dappertutto e non c’era nulla che potesse consolarla della perdita; ma è anche la fortuna più grande come dimostra il fatto che i miei nonni hanno trascorso più di sessant’anni di vita senza mai riuscire a separarsi per più di due giorni e soffrendo sempre moltissimo per quelle piccole separazioni. So che questo non dimostra nulla e che tu potresti ribattere che una buona combinazioni di fattori potrebbe facilmente sostituire tutto questo… il punto è che soltanto l’amore (quello vero, non egoista e rispettoso dell’identità dell’altro) fa vivere pienamente anche le piccole cose, dà la forza di affrontare qualsiasi difficoltà ed è tutto quello che resta di noi quando non possiamo più essere presenza fisica nell’universo di chi ci sopravvive.
Per questa ragione io credo e sostengo fermamente che se una persona ha anche solo una remota possibilità di renderci felici abbiamo il dovere di tentare, anche a dispetto dei nostri dubbi più radicati… ma non senza amore… Senza amore non siamo capaci di ricevere (se non egoisticamente) e ancor di più non siamo capaci di dare completamente noi stessi all’altra persona.
Mentre ti scrivo mi sto ascoltando anch’io e sono stupita di ciò che le mie mani tentano forsennatamente di esprimere… Certo è che nella vita doniamo noi stessi in maniera molto controllata e parsimoniosa a tante persone, ma cosa può esserne di noi se non siamo capaci di donare il nostro tutto alla persona che decidiamo di avere a fianco? Questa domanda mi ha perseguitato e fatto piangere per notti intere… L’unica risposta è un albero senza linfa, incapace di rigenerare i suoi germogli. E cosa può offrire ad un altro essere umano una persona inaridita, che si è lasciata morire dentro per non aver avuto l’ardire di credere nell’amore? La sola risposta è nulla, o almeno nulla di veramente importante - per me.

Perciò l’ultimo invito che ti faccio, in punta di piedi perché ho molto rispetto della tua vita e di te, è di non rimanere fermo nelle tue tristezze e decidere cosa è più importante… Una vita tranquilla senza solitudine apparente o una vita più rischiosa da camminare sul terreno dell’amore. Quest’ultima scelta implica il liberarsi delle proprie difese ed essere completamente nudo di fronte all’altro… La prima direzione porta alla rosa del Piccolo Principe e alla sua meravigliosa quanto angusta campana di vetro.
… Anche se non vorrei mai vederti rinchiuso in una campana di vetro, desidero davvero che tu possa fare la cosa che ti farà meno male e che renderà sempre meno pesanti quelle tristezze del tuo cuore… perché è davvero tanto il bene che ti voglio.

inviata da: WhiteRose, mercoledì 7 maggio 2008

 

 

 

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