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Trieste, 31 maggio 1946

Mio carissimo Lelluccio,

Il portalettere oggi è passato diritto, niente posta per me, speriamo che domani sarò accontentata. io sono sicura che il mio Lelle mi scrive ogni giorno e so anche che mi vuole tanto bene dimmi è cosi? E se anche oggi non ho ricevuto niente non ti incolpo a te bensì alla posta che fa questi ritardi. Sai questo pomeriggio ero giù dalla zia cucivo seduta al fresco e ti pensavo tanto. Poi sono andata col pensiero 5 anni indietro, sai Lelluccio io non ti pensavo soltanto da quando ho avuto 17 anni cioè quando ho fatto la tua conoscenza personalmente, no io ti pensavo già da quando avevo 15 anni. La persona che per prima mi ha parlato di te è stata la signorina Lisa, ero troppo bambina per capire il suo sentimento, però con le sue chiacchere mi aveva messo addosso una curiosità di conoscerti e tra me pensavo, io questo tizio vorrei vederlo magari senza che lui mi vede perchè se no ho vergogna di osservarlo. Quando io e la mamma siamo andate a Porticella assieme a Matilde loro parlavano di te ed io cercavo di ascoltare i loro discorsi, poi ricordo tua madre e Matilde avevavo mostrato quella fotografia dove eravate tutti quei marinai ed io quando Matilde ha indicato alla mamma quale eri tu, non ho visto bene, ho provato proprio un rabbia, poi sai l'hanno rimessa a posto allora sono andata senza che nessuno mi vedesse a riguardarla di nuovo ma non sapevo quale potevi essere e mi vergognavo domandarlo nuovamente a Matilde. Finite le vacanze sono ritornata a Trieste ho ricominciato la mia vita di studentessa con un nuovo pensiero, tu hai incominciato a scrivermi come un caro cugino ed io ti rispondevo. A scuola mi ricordo che la professoressa di italiano un giorno ci aveva detto se vogliamo diventare madrine chè alla nostra direzione della scuola erano pervenute richieste di madrine per giovani ufficiali, diverse mie compagne avevano accettato entusiaste, io invece ho pensato che avevo te quantunque sentivo verso te come una specie di paura. Mi scrivevi che dovevi venire a Trieste quando ti sarà possibile e io pensavo di come potevo essere impacciata quel giorno, ti sognavo diverse volte di come potevi essere, certe volte ti immaginavo un principe azzurro vestito di marina che si divertiva a far innamorare le fanciulle e certe altre volte ti figuravo un tipo severo come era il mio professore di matematica magari senza barba e senza occhiali ma come lui. Non avrei quella volta mai immaginato che un giorno potevo amarti come ti amo ora, sento che ti voglio bene ma non so da quando ho incominciato a volerti bene, forse io penso Lelluccio che anche allora nella mia paura ti volevo bene perchè, non ridere sai di me se ti scrivo queste cose, quando ascoltavo qualche volta la radio o leggevo un giornale che trattava di qualche cacciatorpediniere, il mio cuore balzava forte forte nel mio petto, poi quando fra una lezione e l'altra raccontavo alle mie compagne di scuola che ricevevo posta di quel mio cugino, diventavo tutta rossa e qualcuna sorridendomi maliziosamente mi domandava se mi eri proprio cugino. Ma ora è diverso, so che sei mio, che sarai sempre mio ed io ti voglio tanto bene, anche tu dimmi che anche tu mi vuoi bene, è vero che me ne vorrai sempre per tutta la vita? Sei il mio Lelluccio, il mio grande amore, quanto ti voglio bene devi credermi che questo affetto che ho per te è veramente tanto grande e sincero. E' vero che mi credi, e che mi vuoi bene? dimmi di si... Ricevi i saluti dei miei genitori e Franco, da parte mia un'infinità di baci e abbracci affettuosamente tua per sempre Rosi.

Baci bacetti bacioni in quantità, Te me vol bene? Mi te voio tanto tanto.

inviata da: Aldoinfinitoblu, domenica 18 maggio 2008

 

 

 

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