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A papà

Caro papà,

Ho 31 anni, e in tutto questo tempo di vita mia, non ti ho mai scritto.
Forse perché tu sei il mio papà, ovvero ci sei sempre; nulla potrà mai portarti via da me.
Nemmeno le difficoltà della vita, le amarezze che mi affliggono in questo
periodo, le vicende così tormentate che si abbattono su me e sulla mia integrità psicologica.

Caro papà, sento di scriverti, perché sto per fare una cosa che mi logora e mi porta via una parte di te.

Tu sei colui che mi ha donato la vita, mi hai insegnato tante cose, mi hai insegnato a leggere, a scrivere, a giocare, ad apprezzare la vita, ad amare gli altri e a rispettarli.
Mi hai aiutato nel cammino verso il lavoro, mi hai sgridata e punita quando mi trovavo in pericolo e non me ne rendevo conto.

Mi hai fatta piangere di gioia e mi hai insegnato a sorridere.

Ma non mi hai detto come si sopporta il dolore. Forse perché è una cosa che nessuno riesce mai ad imparare. Il dolore fisico e struggente che ti prende il corpo e l'anima;
nonostante questo, il bene che mi hai donato mi aiuta, e fa sì che tutto il male non mi distrugga.

Ricordo con tanta nostalgia, quando mi prendevi tra le braccia aiutandomi a toccare il punto più alto sopra la porta, o quando mi accarezzavi la testa finchè il mio corpo si addormentava, nella serenità e pace
alimentate dal tuo amore, stretta a te mi sentivo sicura, protetta, nemmeno gli incubi riuscivano ad avere la meglio. Tanto c'eri tu.

Ho sempre guardato con ammirazione le tue mani forti e consumate dal duro lavoro; non riuscivo neanche a contare i tagli e le escoriazioni, tanti ce n'erano. E pensavo a quanto soffrivi; ma tu amavi il tuo lavoro, amavi costruire e progettare; ti ho guardato mentre costruivi la mia casa, e
ricorderò sempre quei momenti. Sapevi che era per me.
Sarebbe stato il mio nido e lo stavi costruendo con l'amore e l'impegno
che solo tu potevi darmi.
Niente poteva andare storto, nulla doveva incrinarsi o deteriorarsi.
Non avresti permesso che qualcosa o qualcuno si mettesse tra te e la tua bambina.

Caro papà la luce che ho visto nei tuoi occhi il giorno che hai terminato
la mia casa, riuscirà ad illuminare i miei, finchè avrò vita, e credimi, so quanto sono fortunata ad averti come padre;
sei stato la mia guida e il mio sorriso per tanti anni e non riuscirò mai a ringraziarti abbastanza.
Sai, ogni dispiacere lascia una ruga in viso, ma segna sopprattutto il cuore, e il mio è profondamente leso.

Non so se riuscirai mai a perdonarmi per ciò che sto per fare; so solo che una parte di me sta morendo insieme alla casa che sto per lasciare.
La mia casa sei tu, rivedo te in ogni angolo ed è come se lasciassi te.
Devo prendere questa decisione per garantirmi una sicurezza economica.
Sono sola papà, sola con la mia bambina, e devo pensare anche a lei.

Non sarà facile per me svegliarmi altrove; mi mancherà il canto degli uccelli e il fruscio del vento che muove i rami del mio grande albero, le verdi colline, e i colori del cielo, le stagioni e tutto quello che
animava la mia mente e la mia giornata.
Lascerò il mio cuore in questa anonima via di un paesino arroccato...
Il mio ricordo sarà così intenso che mi accompagnerà sempre. Come te.
Una di queste mattine mi sono seduta sul muretto sotto il grande albero, e mentre i miei occhi si perdevano nel meraviglioso panorama sottostante, l'aria fresca mi riportava a ricordi d'infanzia.
Ho riflettuto quel giorno, e ho preso la decisione che credo la più giusta per me e la mia piccola.
Non sentirò più l'aria tersa e leggera dei luoghi che amo, ma ogni volta che chiuderò gli occhi, rivedrò ogni angolo della mia casa e sarà così vivo il ricordo che riuscirò anche a sentirne i rumori e a perdermi con la mente nei boschi che portano al paese, percorsi dalle volpi e dagli
scoiattoli e dal gufo reale che non dimenticherò mai...

Grazie papà per la grande possibilità che mi hai donato, ma soprattutto grazie del tuo immenso amore per me.
Sappi che anche il mio è tale e ricorda che io ci sarò sempre e nulla potrà mai scalfire il mio amore per te.

Ti voglio bene.
Tua figlia.
Fabiola.

inviata da: Fabiola, giovedì 1 gennaio 2004

 

 

 

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