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11 OTTOBRE.

Indistinta giace ormai l’ansiosa attesa
Nelle fosche spelonche dei ricordi,
soffusa dal pianto
e dilavata da stagioni infruttuose.
Già un anno è franato,
ma vagheggio eterni ritorni
per maledirli ancora.
Eppur nulla riemerge da quelle troppo brevi ore,
lacerate dalle schegge di speranze
ch’io stesso mandai in frantumi,
quasi fossi un bambino
che innocente uccide sua madre.
Solo un confuso mosaico di rimorsi
si svela, e reca indietro i suoi veleni ascosi,
e voci, e sparute parole come rossi boati
nella bruma, e le stentate confessioni
d’ un mediocre peccatore.
Non so quel che avresti avuto da me,
non lo so, in verità, ora che mi hai fuggito;
ma ancora, abbandonato nelle trame
dei miei errori, trascino i passi stanchi
s’ un sentiero di rovi e radi fiori,
calpestati da piede equanime
col falso disprezzo d’ un rifiutato.

inviata da: Derrauber, lunedì 11 ottobre 2004

 

 

 

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