"Ci avevamo messo appena 15 giorni a scrivere
il testo - racconta alla platea Fo prima dell'avvio dello spettacolo
- C'era Berlusconi che, svegliandosi una mattina, si trovava davanti
il suo angelo custode, rosso di capelli e piuttosto arrabbiato.
Ti ho riconosciuto, grida il premier, sei la Bocassini! Invece
no, era proprio l'angelo... E giù paradossi, acrobazie,
follie... Nulla da fare: il governo ci aveva copiato tutto, senza
neanche pagarci i diritti d'autore! Abbiamo dovuto ricominciare
da capo!"
Il pubblico vibra e applaude, sghignazza e si
indigna, rumoreggia e partecipa. E non la smette per le due ore
e passa dello spettacolo, semplice nella trama, indescrivibile
nella messa in scena: un regista e un'attrice leggono il copione
di un film che ha come protagonista Berlusconi, trasformato in
un essere anomalo per le conseguenze di un eccentrico trapianto:
nel cranio del leader di Forza Italia, per motivi legati al terrorismo
internazionale, finisce parte del cervello di Vladimir Putin.
A far da spalla (ma più corretto sarebbe dire da coscienza)
al premier sconvolto e privo di memoria, la moglie Veronica.
Questa la trama del lavoro. Ma lo spettacolo vero
sono i due mattatori: Dario ogni tanto "svolazza via"
e Franca lo riacchiappa e cerca di riportarlo giù, nel
testo, operazione che le riesce al prezzo (assai apprezzato dal
pubblico) di scambi spumeggianti che arrivano fino alla minaccia
di lasciare il palcoscenico... Un esempio? A Franca Rame scappa
di bocca l'insolito "spuzzolentarlo" e Dario parte con
una improvvisazione di buoni 10 minuti sull'uso di "spuzzolentare"
nella tradizione letteraria italiana. Dante, Petrarca e Ungaretti
vengono chiamati in causa, mentre il pubblico ride fino alle lacrime
e Franca protesta "basta, smettila, devono andare a casa,
a una certa ora, questi signori...".
E a casa, alla fine, la gente ci va. Non prima
però di essersi fermata al banco che vende videocassette
e fotolito dei quadri di Fo: la Fondazione nata con i soldi del
premio Nobel continua a lavorare in favore dei disabili di tutta
Italia, ai quali consegna pulmini, carrozzine, computer e assegna
vitalizi. Oltre la politica, oltre la satira, oltre la rabbia,
Franca Rame e Dario Fo ci consegnano un messaggio di grande forza
e speranza: se ci si muove, i risultati non possono che arrivare.