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L'anomalo bicefalo

Franca Rame e Dario Fo

In vacanza, dovevano andare. Invece Franca Rame e Dario Fo, 153 anni in due, hanno dovuto rinunciare al loro progetto di trasformarsi in spettatori e scordarsi di andarsene in giro a vedere i loro testi messi in scena dalle compagnie di mezza Europa. Perché "qualcosa", la primavera scorsa, li ha spinti ad "alzare il sedere dall'umido", per dirla con le parole del premio Nobel, e tornare in prima linea a difesa del diritto alla libera opinione. Ecco come e perchè è nato "L'anomalo bicefalo", spettacolo col quale la coppia d'acciaio del teatro satirico italiano sta percorrendo l'Italia raccogliendo ovunque il successo che venerdì sera ha letteralmente messo sottosopra il Saschall, pieno fino all'inverosimile.

"Ci avevamo messo appena 15 giorni a scrivere il testo - racconta alla platea Fo prima dell'avvio dello spettacolo - C'era Berlusconi che, svegliandosi una mattina, si trovava davanti il suo angelo custode, rosso di capelli e piuttosto arrabbiato. Ti ho riconosciuto, grida il premier, sei la Bocassini! Invece no, era proprio l'angelo... E giù paradossi, acrobazie, follie... Nulla da fare: il governo ci aveva copiato tutto, senza neanche pagarci i diritti d'autore! Abbiamo dovuto ricominciare da capo!"

Il pubblico vibra e applaude, sghignazza e si indigna, rumoreggia e partecipa. E non la smette per le due ore e passa dello spettacolo, semplice nella trama, indescrivibile nella messa in scena: un regista e un'attrice leggono il copione di un film che ha come protagonista Berlusconi, trasformato in un essere anomalo per le conseguenze di un eccentrico trapianto: nel cranio del leader di Forza Italia, per motivi legati al terrorismo internazionale, finisce parte del cervello di Vladimir Putin. A far da spalla (ma più corretto sarebbe dire da coscienza) al premier sconvolto e privo di memoria, la moglie Veronica.

Questa la trama del lavoro. Ma lo spettacolo vero sono i due mattatori: Dario ogni tanto "svolazza via" e Franca lo riacchiappa e cerca di riportarlo giù, nel testo, operazione che le riesce al prezzo (assai apprezzato dal pubblico) di scambi spumeggianti che arrivano fino alla minaccia di lasciare il palcoscenico... Un esempio? A Franca Rame scappa di bocca l'insolito "spuzzolentarlo" e Dario parte con una improvvisazione di buoni 10 minuti sull'uso di "spuzzolentare" nella tradizione letteraria italiana. Dante, Petrarca e Ungaretti vengono chiamati in causa, mentre il pubblico ride fino alle lacrime e Franca protesta "basta, smettila, devono andare a casa, a una certa ora, questi signori...".

E a casa, alla fine, la gente ci va. Non prima però di essersi fermata al banco che vende videocassette e fotolito dei quadri di Fo: la Fondazione nata con i soldi del premio Nobel continua a lavorare in favore dei disabili di tutta Italia, ai quali consegna pulmini, carrozzine, computer e assegna vitalizi. Oltre la politica, oltre la satira, oltre la rabbia, Franca Rame e Dario Fo ci consegnano un messaggio di grande forza e speranza: se ci si muove, i risultati non possono che arrivare.

recensione a cura di Barbara Bellini