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Lella Costa
Traviata, l’intelligenza del cuore
Regia di Gabriele Vacis,
luci e musiche di Roberto Marasco, scene di Lucio Diana

FIRENZE - "Ogni donna è stata, anche solo per un attimo, una bellissima bambina".
Un caleidoscopio di donne amate, desiderate, disprezzate, comprate, uccise. Famose e anonime, star del cinema e "carne da strada", amanti ufficiali di uomini potenti e acquisti da un'ora di uomini qualunque. Comunque sempre vittime, comunque sempre Traviata. La lettura dell'opera verdiana, tratta da un romanzo in parte autobiografico di Alessandro Dumas, è portata in scena da Lella Costa fino a domenica al Teatro Puccini (info: 055.36.20.67).
Lella Costa nei panni di una mantenuta di metà Ottocento, con tanto di guanti lunghi e strascico, intreccia il testo di Dumas col libretto d'opera, con le storie di Maria Callas, Marylin Monroe, le donne di ieri con quelle di oggi. Ci aggiunge qualche spezzone di film, qualche foto, poche note, molti sguardi.
Diretta da Gabriele Vacis, percorre il palcoscenico del Teatro Puccini col piglio del mattatore, scolpisce le parole e disegna le scene con la voce, sembra non aver bisogno d'altro che della sua voce per creare la storia: rallenta e accelera, fa lunghe pause, riparte, ripete e sottolinea, interpreta ogni frase. A un certo punto si smarrisce, lo ammette e poi riprende confortata dall'applauso del pubblico.
Lella Costa insegue la sventura di Margherita e Alfredo, del loro amore esasperato e fragile: lei, che fin qui ha conosciuto solo transazioni economiche; lui, che ha poco più di vent'anni e non sa nulla della vita, al punto da non capire perché Margherita cambi, per 5 giorni al mese, il colore del suo bouquet di camelie: bianche per 25 giorni, rosse per 5 giorni...
In scena si affacciano a dire la loro personaggi di ogni ceto e di ogni luogo; per sottolineare l'universalità di certi "sentimenti", l'attrice passa da un dialetto all'altro: siciliani, brianzoli, napoletani. La diversità incolmabile tra uomo e donna, tra femminile e maschile, palpabile per tutto il corso del lavoro, si fa d'un tratto acclarata: gli uomini sono cattivi, gretti; nella migliore delle ipotesi, stupidi e ciechi. Le donne, comunque vinte. Dall'odio come dall'amore.
Sbuffi di umorismo irresistibile chiosano il testo, come quando si consiglia agli innamorati di "dotarsi di un cinico di riferimento, perché l'amore fa calare le difese intellettuali", o come quando la Costa avvicina i personaggi dell'opera ai soliti noti di oggi, da Tremonti a Taormina, da Cirami a - senza nominarlo, ma imitandolo nel tono e nel portamento e ricordandone le "imprese", come l'insulto gratuito alla moglie e le corna nelle foto ufficiali - Berlusconi.
La seconda parte vede precipitare in scena la vita reale. L'opera si fa lente d'ingrandimento per raccontare come il corpo della donna ancora oggi viene comprato e disprezzato. L'attrice snocciola dati e fatti, ricorda le 186 donne straniere, quasi tutte prostitute, uccise in Italia nel 1999. E conclude che ancora oggi, come sempre, gli uomini preferiscono pagare quello che li inquieta, in una specie di esorcismo che annulla il potere della donna. E mentre sul fondale scorrono le immagini di Marylin frapposte ai volti di bambine quiete e smarrite, di prostitute, di grandi attrici, Lella Costa invita il pubblico, uomini e donne, a non credere a chi dice che la prostituzione e la guerra sono i mestieri più antichi del mondo, che ci sono state, ci sono e ci saranno per sempre. Perché le cose possono cambiare, basta volerlo. E quando l'applauso lunghissimo e costante la richiama in scena la terza volta, lei lo interrompe per ricordare che nel foyer Emergency raccoglie firme per una legge di iniziativa popolare che ottenga l'applicazione vincolante del principio enunciato dall'articolo 11 della nostra Costituzione: "l'Italia ripudia la guerra". Una piéce teatrale, una firma. Contro i mestieri più antichi del mondo, qualcosa si può fare.

Barbara Bellini, corriere di firenze, 06.08.03

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