Come
tremano, le mani della Morante in quel bar, come tremano le
mani di ognuno di noi a dover scegliere tra le noie rassicuranti
del quotidiano e il rischio, il batticuore, e quei baci che
non finiresti mai di dare.
Come
e' bravo Muccino in quell'inquadratura, tenera e cattiva insieme,
c'e' tutta un'idea di cinema, in primissimo piano uno splendido
viso di donna e le sue brutte e grosse mani che tremano, la
bocca tirata che si aggrappa alla sigaretta, che paura che ho
(che abbiamo?) di diventare quella donna, cosi' triste, cosi'
urlante, cosi' vuota e spaventata all'idea di potersi riempire
di nuovo."Come
mi vedi? Da fuori, dico? Come mi vedi?" e' questa la domanda
che tutti ossessivamente fanno e si fanno nel film, questo bisogno
esasperato di un occhio esterno che dia senso e coerenza al
progetto di se stessi, che sia un occhio umano o una telecamera
e' lo stesso, nessuno si chiede "chi sono?", nessuno
sembra anche solo pensare che saperlo migliorerebbe le cose,
e l'occhio inquadra la finzione, il compromesso, la fatica fasulla
di vivere, fasulla e concitata all'inseguimento di obiettivi
poveri e piccolini, eppure cosi' importanti. Quei baci, quei
baci che non finiresti mai di dare, che siano agli amici comprati
con un po' d'erba, all'amante ritrovata, a un figlio, nessuno
si bacia piu' nella famiglia Ristuccia, nessuno guarda gli altri.
Muccino
per la terza volta raccoglie tutti nelle sue inquadrature, da
dentro da fuori e stavolta "mostrami anche i tuoi profili",
fa un grande lavoro di scrittura (dio, quei dialoghi, da quante
feste sono scappata inorridita da gente che parla cosi') e di
direzione degli attori (la Bellucci unica persona con un po'
di dignita'): per me Muccino se vuole puo' girare questo coltello
nelle mie piaghe per quanti film vuole, che non diventi mai
medico pietoso delle tragedie
umane.
"Come
sto?" "Al solito" "E io" "Pure
tu al solito"
Dio, che paura.